Addio a Paolucci, fotoreporter e cronista

Arnolfo aveva 68 anni. Un malore lo ha stroncato in casa. Per anni è stato un appassionato collaboratore del Centro
LANCIANO. Se n'è andato in punta di piedi, ieri notte, nella sua casa di via De Riseis a seguito di un malore, Arnolfo Paolucci, 68 anni, fotoreporter del quotidiano il Centro per oltre trent’anni, esperto in corsi di fotografia digitale e fotogiornalismo e una vita spesa tra la gente, sulla strada, nelle piazze, ad immortalare personaggi, manifestazioni, disastri, emergenze e piccoli e grandi disagi quotidiani. La macchinetta sempre al collo, come una escrescenza, il gilet sbiadito dalle giornate all'aperto, l'attrezzatura ingombrante che maneggiava con i modi leggeri di un domatore, Arnolfo era il volto nascosto, ma assolutamente pubblico, della città. Lo conoscevano e amavano tutti.
Le foto per lui erano racconti e spesso si soffermavano sui particolari più intimi di volti e cose, quasi a volerne carpire e capire l'animo. Una professione difficile la sua, fatta di mille pieghe dai risvolti aspri, oppure entusiasmanti, di eventi tragici oppure sfavillanti, di resoconti amari oppure emozionanti, che lui onorava con una vita appassionata e un po' randagia che lo ha portato per decenni ai margini e allo stesso tempo al centro di tanti eventi e notizie che lui riportava con rispetto e devozione.
Ha fotografato tante facce Arnolfo. Nel suo libro “Pagine della memoria, racconti di un fotoreporter”, ha stampato i volti di Papa Giovanni Paolo II e Gino Bartali, Lucio Dalla e Sergio Marchionne, Remo Gaspari e Dario Fo. Una vita che era anche cento, mille vite degli altri. I modi a volte burberi nascondevano un grande cuore. Tutti lo ricordano col sorriso sornione e allo stesso tempo ingenuo, tipico dei curiosi di professione. Con lui se ne va una pagina del giornalismo delle suole consumate, della camera oscura, delle battute dettate al telefono e dei master disegnati a mano, con la colla e la squadra. «Lanciano perde una persona buona», dice di lui l'avvocato Francesco Orecchioni, suo amico che gli è stato vicino fino all'ultimo, «che ha dato tanto e ha amato tanto la sua città. Ha immortalato decenni della vita cittadina, sempre presente a fatti di cronaca nera, manifestazioni ed eventi della storia di Lanciano. Le sue foto rappresentano la memoria di Lanciano».
Un ricordo è stato espresso anche dall'arcivescovo Emidio Cipollone nella messa. «Un grande fotografo amico degli artisti», lo descrive lo scultore Paolo Spoltore.
«Con i suoi scatti ha raccontato per quasi quarant'anni le storie del territorio», scrive il Sindacato giornalisti abruzzesi, «persona di grande gentilezza e umanità è stato sempre apprezzato dai colleghi per disponibilità e accuratezza del lavoro».
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