Addio al coach Trivelli Lo scopritore di talenti

19 Aprile 2017

Muore a 60 anni l’allenatore di pallacanestro che conquistò la Coppa Italia Ha lanciato atleti come Capone, Tedeschi e Bonvecchio. Oggi i funerali

CHIETI. «Vide in me un piccolo campione. Gli sarò sempre grato». Claudio Capone è il primo a dare la notizia della morte di Mimmo Trivelli. L'allenatore teatino di pallacanestro, che avrebbe compiuto 61 anni a maggio, si è spento all'ospedale di Chieti dopo una lunga malattia. Dagli anni d'oro in serie A come vice di Nino Marzoli alla Birra Moretti e alla Rodrigo alla storica coppa Italia di A2 vinta con il Cus Chieti femminile fino ad arrivare, nella sua ultima stagione, a Ruvo di Puglia. Trivelli ha reso grande il basket abruzzese. E’ stato uno scopritore di talenti, umile e appassionato. Sotto le sue mani sono passati tantissimi giocatori che poi sono diventati campioni e allenatori. Primo fra tutti Capone, il Moses del basket italiano, che ha giocato per quindici anni in serie A, poi Marcello Nicodemo, Giovanni Pacione, Renato Obletter, Lorenzo Tedeschi, Marco Marchese e Gigi Bonvecchio.

LA CARRIERA. Da ragazzino, Mimmo giocava contemporaneamente nel settore giovanile del Pescara calcio e con la Pallacanestro Chieti. «Abbandonò il calcio perché gli avversari erano più forti fisicamente e lui era piccolino», racconta Nino Marzoli. «Faceva l'ala e, dopo una partita con la Lazio, mi disse che non riuscì nemmeno a fare un cross perché di fronte aveva dei giganti. Così lasciò il calcio e si dedicò alla pallacanestro. Era una guardia dotata di forza e velocità. Ci chiamavano la Banda Bassotti perché in squadra avevamo ragazzi piccoli, ma vincemmo tutti i titoli regionali delle varie categorie. Sono stato il fratello maggiore di Mimmo. Insieme abbiamo condiviso una gioventù spensierata. Ho perso un amico, un ottimo giocatore e un prezioso collaboratore. Ricordo che una sera, mentre preparavamo il programma atletico per la squadra, ci addormentammo in sede, a Largo Barbella. La mattina dopo, ci svegliò l'ingegner Ulrico De Cesare, incredulo nel vederci ancora lì». La sua carriera da allenatore inizia nel 1973 con la vittoria del titolo regionale Ragazzi con la squadra del Teaterno Chieti. Passato nel 1974 alla Rodrigo Chieti come capo allenatore delle categorie giovanili, in cinque stagioni fa incetta di titoli regionali e acquisisce esperienza in serie B e A2. Nel 1979 arriva la prima chiamata come allenatore di una squadra seniores, l'Euroflex Roseto in serie B, e inizia un lungo girovagare che lo porta sulle panchine di Firenze (1980-81), Trapani (1982-84, vincitore del campionato di C1), Ragusa (1984-85) e Porto Sant'Elpidio (1985-87, vincitore del campionato di C1). Nel biennio 1987-89, viene nominato direttore tecnico della Mokambo Chieti, formazione di B2, e l'anno dopo siede sulla panchina del Siracusa. Nel 1990 torna in Abruzzo come direttore sportivo della Delizia Pescara e in riva all'Adriatico diventa anche capo allenatore delle giovanili dell'Amatori, dopo l'avventura in B femminile col Cus Chieti (1991-93) e quella maschile con Chieti Scalo (1993-96). Nel 2006 entra nella storia, vincendo la Coppa Italia di A2 con il Cus Chieti femminile di Mario Di Marco. «Trivelli è stato l'unico allenatore abruzzese ad aver vinto un trofeo nazionale nella Fip», dice l'allora presidente della squadra teatina.

IL RICORDO. «Mimmo», racconta Claudio Capone, «era uno scopritore di talenti ed era in grado di migliorarti e spronarti. Riusciva a tirare fuori da ognuno qualcosa di buono, anche da quelli che non avevano grosso talento. E' stato un grande della pallacanestro teatina». Anche Gigi Bonvecchio, ora allenatore delle giovanili del Magic Chieti, è cresciuto con Trivelli: «Abbiamo tutti iniziato con lui. Ci ha insegnato i fondamentali della pallacanestro. Gli siamo tutti grati». Su Facebook, lo ha ricordato anche il campione teatino Stefano Mancinelli della Fortitudo Bologna. I funerali si svolgeranno oggi, alle 17, nella chiesa di Madonna degli Angeli. Trivelli lascia le figlie Giorgia e Benedetta, la sorella Rosanna, il fratello Nando e una generazione di talenti che ha scoperto e lanciato. Che gli devono molto e lo rimpiangono.