Ai domiciliari in casa di amici: lo buttano fuori dopo la lite

24 Dicembre 2020

Denunciati moglie e marito che distruggono il braccialetto elettronico all’ospite e lo cacciano via Lui, indagato per spaccio e furto, non ha un altro posto dove andare e finisce dietro le sbarre

CHIETI. Prima decidono di ospitare un amico agli arresti domiciliari, poi gli distruggono il braccialetto elettronico, infine lo cacciano di casa. Il risultato? Loro, marito e moglie che vivono a Chieti, vengono denunciati per danneggiamento e procurata evasione; lui, Luan Cika, romeno di 39 anni, nei guai per spaccio e furto, finisce dietro le sbarre perché non trova un luogo idoneo in cui alloggiare.
Per riepilogare la vicenda, bisogna tornare a fine giugno, quando la Corte d’appello di Napoli, nell’ambito di un procedimento che vede indagato Cika, dispone nei suoi confronti i domiciliari, dopo che una coppia di amici, lui romeno di 33 anni e lei italiana di 38, dà la disponibilità ad accoglierlo in una stanza del proprio appartamento. All’inizio va tutto per il verso giusto. Ma i problemi emergono con il passare delle settimane, probabilmente a causa della convivenza forzata dovuta al coronavirus. L’apice si raggiunge quando i coniugi decidono di cacciarlo. A telefonare al 112 è lo stesso Cika. L’uomo racconta di trovarsi in strada, con tanto di bagagli, perché gli amici non volevano più ospitarlo. Così, dopo averlo letteralmente buttato fuori dall’abitazione, hanno chiuso la porta a chiave e sono andati via. Non solo: la donna ha distrutto l’apparecchio telefonico installato dentro casa, collegato al braccialetto elettronico da lui indossato, buttandolo nel cortile. Sul posto si precipitano i carabinieri della stazione di Chieti principale. I militari contattano il 33enne al telefono, ma questi risponde che non è intenzionato ad ospitarlo di nuovo. A questo punto, su disposizione del pm, Cika viene accompagnato temporaneamente in una struttura di accoglienza. Gli investigatori informano dell’episodio anche la Corte d’appello di Napoli. Il 39enne fa presente che un suo amico che vive nel capoluogo partenopeo è disposto ad accoglierlo. Ma i magistrati, a distanza di qualche giorno, giudicano non idoneo il nuovo domicilio perché si trova in un contesto ad alta densità criminale e l’amico in questione ha precedenti penali. Così dispongono la custodia cautelare in carcere. All’indomani Cika, difeso dall’avvocato Alfonso Quarto, viene arrestato dai militari della tenente Maria Di Lena e del luogotenente Michelangelo Donvito e rinchiuso nella casa lavoro di Vasto.