Al Sacrario con “Bella ciao” «Qui per non dimenticare»

26 Aprile 2023

Anziani e tanti giovani ieri con i fazzoletti tricolori per ricordare la Brigata Maiella Landini (Spi-Cgil) «Questa ricorrenza va attualizzata e non messa in un museo»

TARANTA PELIGNA. «Il 25 aprile è divisivo non per gli italiani, ma per la storia degli italiani. Questa data divide un prima da un dopo: fascismo e guerra prima, libertà, democrazia e pace dopo». A parlare così è Cecilia Di Paolo, dell'Anpi provinciale e dell'Associazione Brigata Maiella, che ha introdotto gli interventi celebrativi della Liberazione al Sacrario di guerra della Brigata Maiella a Taranta Peligna, in una mattinata piena di sole e di gente proveniente da varie parti d'Abruzzo per omaggiare le salme dei partigiani nei loculi del Sacrario (ne sono nove, le altre sono presenti idealmente con foto e nomi), per rincontrarsi con i fazzoletti tricolore al collo, e cantare spontaneamente "O bella ciao".
Non ci sono più i vecchi patrioti maiellini che fino a pochi anni fa venivano a Taranta per rivedersi e festeggiare sobriamente il 25 aprile: l'ultimo qui è stato Vincenzo Conicella di Torricella Peligna; ed è morto recentemente anche lo storico portabandiera dell'associazione maiellina, Giacinto Scioli, di Guardiagrele, figlio del partigiano Gaetano. Carlo Troilo, con voce rotta dall’emozione, ha parlato del padre Ettore, fondatore e comandante del Gruppo patrioti della Maiella, dicendo che «è morto in povertà, in onorata povertà. Ed è un valore da trasmettere ai giovani».
Il "testimone" tra le generazioni si è reso visibile in un gruppo di studenti del liceo scientifico "Algeri Marino" di Casoli che ha letto pagine della vecchia tesi di laurea di Albino Cavaliere, ex sindaco di Gessopalena, che cinquanta e più anni fa per primo ricercò e scrisse le imprese dei patrioti maiellini. Il sindaco tarantolese Gian Paolo Rosato ha parlato anche a nome dei colleghi degli altri Comuni, presenti con fasce tricolori e gonfaloni che hanno sfilato dietro la Banda di Gessopalena prima di depositare una corona sulla porta del Sacrario. Una sfilata corposa, composta e con tanti visi sorridenti di giovani e anziani. Vi si intravedevano anche lo storico universitario Costantino Felice - autore di una storia della formazione partigiana abruzzese - il commissario per la ricostruzione di Ischia dal terremoto, Giovanni Legnini, ed altri politici locali. Ha concluso la mattinata Stefano Landini del sindacato pensionati Spi-Cgil, che, criticando le dichiarazioni di alcuni uomini del governo, ha detto che «la Resistenza va attualizzata, non rinchiusa in un museo. Il fascismo è un crimine, sovvertì le regole della vita civile, e spinse gli italiani a odiarsi fra loro». Quel prima e il dopo che faticano ad essere accettati ancora oggi.
Nel pomeriggio a Montenerodomo omaggio alle vittime di Vallone Cupo (una giovane madre incinta uccisa dai tedeschi insieme ai suoi tre figli). A Torricella Peligna raduno in piazza Ettore Troilo per ricordare il comandante. A Sant’Agata visita ai ruderi delle masserie dove furono trucidati 41 sfollati di Torricella. Conclusione al teatro di Gessopalena con canti e letture degli alunni del Comprensivo Palena-Torricella alla presenza della deputata Irene Manzi, della segreteria nazionale Pd
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