Alimonti perde all’asta la storica azienda

Manca un documento chiave: il giudice Valletta decide che ad assicurarsi l’affitto è la società barese che fa capo a Casillo
CHIETI. La Molino Alimonti va alla società Molino dell'Adriatico. Leonardo Alimonti, storico proprietario dell'azienda, non firma l'atto e annuncia immediatamente ricorso. Domenico Mazzilli, rappresentante legale della società aggiudicataria, assicura di rimettere in moto la macchina industriale e mantenere i livelli occupazionali. In tre fasi l’asta Alimonti. Quella di ieri è stata una giornata decisiva per l'ex colosso delle farine. Il giudice Nicola Valletta, davanti ai commissari liquidatori Remo Di Giacomo e Gianni Di Battista, ha aperto le buste con le quattro offerte depositate in cancelleria. Due di queste sono risultate essere per l'affitto degli stabilimenti di Roma e due per quelli di Ortona e Guardiagrele. Le domande sono arrivate dalla Molino dell'Adriatico, gruppo Casillo (ma non riferibile all’ex presidente del Foggia calcio), e dal gruppo Molini Alimonti & Co. srl, legato ai vecchi proprietari di Guardiagrele. Il giudice ha chiuso la gara per l’affitto degli stabilimenti di Ortona, Guardiagrele e Roma, escludendo dalla corsa Alimonti perché non ha presentato l’atto della Camera di commercio che attesta l'assenza di procedimenti fallimentari nei suoi confronti negli ultimi cinque anni. A quel punto, essendo rimasto un solo partecipante, l'aggiudicazione è andata ai baresi. La decisione, però, non è andata giù allo storico proprietario dell'azienda, Leonardo Alimonti, tanto che al momento della sottoscrizione del verbale d’aggiudicazione al nuovo gruppo, si è rifiutato di firmare. Fuori dalla stanza del giudice, poi, ha immediatamente annunciato ricorso. Ma chi è Molino dell'Adriatico? Una società barese, di Corato, riconducibile a Casillo, il re del grano che con i suoi quattordici molini vanta il gruppo italiano più importante nel settore. La società pugliese si è aggiudicata per il momento l'affitto biennale delle strutture di Guardiagrele e Ortona per un importo di 240mila euro mentre, per quanto riguarda lo stabilimento romano, l'importo offerto e accolto ammonta a 280mila euro.
Ora si guarda avanti: a settembre e novembre sono fissate due scadenze che prevedono la vendita dell'azienda a prezzi già predeterminati. E Molino dell'Adriatico potrebbe avere tutte le intenzioni di muoversi in tale direzione, viste anche le parole del rappresentante legale Mazzilli, che ha confermato l'impegno di andare avanti nella produzione e garantire i posti di lavoro. Si riaccende una speranza, così, per i 90 dipendenti del Molino Alimonti, anche se i sindacati predicano prudenza.
«Attendiamo un confronto per capire meglio come questo affitto si traduca in produzione e occupazione», ha commentato Ada Sinimberghi della Flai-Cgil. «Soddisfatti? È una parola grande, come organizzazione sindacale potremmo esserlo nel momento in cui avremo un confronto che ci farà capire quale sarà il futuro». E Franco Pescara, della Fai-Cisl, ha concluso: «Mi auguro che dopo tutto questo calvario si sia giunti ad una svolta industriale».

