Allarme bronchioliti in Abruzzo «Attenti ai bimbi sotto un anno»

Il professor Chiarelli: il virus era scomparso durante il lockdown grazie a distanziamento e mascherina Ma da settembre casi saliti a 17, alcuni severi. In regione i ricoverati sono 10 volte in più di un anno fa
CHIETI. C'è allarme bronchioliti anche in Abruzzo. Il virus sinciziale è in rapida diffusione nella nostra regione e sta creando non poche preoccupazioni alle mamme e ai papà. L'appello a non sottovalutare i sintomi era stato lanciato qualche mese fa anche dal rapper Fedez e da Chiara Ferragni dopo il ricovero della loro figlia. Il virus viene contratto da pazienti di qualunque età, ma la spia rossa si accende soprattutto quando colpisce i piccoli di età inferiore a un anno. Negli ultimi giorni gli ospedali abruzzesi hanno accolto parecchi neonati infettati dal virus Rsv (acronimo di Respiratory syncytial virus) che sta tenendo sotto pressione i reparti di Pediatria.
«Per ora in Abruzzo parliamo di endemia, più che di epidemia, con un numero di casi abbastanza elevato», spiega Francesco Chiarelli, professore ordinario di Pediatria dell’università d’Annunzio di Chieti-Pescara e direttore della clinica pediatrica dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti. «ll virus provoca un’infezione dei piccoli bronchi e colpisce prevalentemente i bambini. In particolare crea problemi ai bimbi di età inferiore a un anno che hanno un apparato respiratorio di piccole dimensioni, ostruisce i bronchioli terminali e impedisce un corretto scambio gassoso».
Chiarelli, presidente Sip (Società italiana di pediatria) Abruzzo e delegato nazionale Sip, indica i principali sintomi della malattia. «I bimbi mostrano dispnea e tachipnea, in pratica non respirano correttamente e lo fanno con una frequenza più alta. Inoltre, tossiscono e iniziano a mangiare meno, proprio perché non riescono a sostenere lo sforzo. Non bisogna sottovalutare il pericolo e i genitori, in presenza di segnali di questo tipo, devono portare i figli dai pediatri in modo da valutare tempestivamente il quadro respiratorio». Per il virus sinciziale non esiste il vaccino. «Si procede subito con l'ossigeno terapia ad alti flussi, indispensabile per conservare una saturazione maggiore del 95% e preservare gli scambi gassosi adeguati. Poi vengono utilizzati farmaci steroidei e, in casi particolari, gli antibiotici per evitare la sovrapposizione batterica. Infine, i bambini devono essere costantemente idratati con flebo di soluzione fisiologica. Le terapie sono molto efficaci, anche se, purtroppo, in casi eccezionali i bimbi possono presentare un quadro grave tale da richiedere il ricovero in terapia intensiva».
Sembra che le misure anti-Covid abbiano provocato una recrudescenza del virus sinciziale. «Certamente, i virus sono sempre in competizione. Durante il lockdown le bronchioliti sono scomparse, grazie al distanziamento sociale, all'uso delle mascherine e alle limitazioni degli spostamenti. A Chieti abbiamo avuto un solo ricovero da settembre a dicembre 2020, quest'anno ben 17 da settembre e alcuni casi sono stati piuttosto severi. In Abruzzo il numero dei piccoli negli ospedali è più di dieci volte superiore a un anno fa. La riduzione delle misure di contenimento da Covid e il ritorno alla socializzazione hanno incrementato le infezioni che si sono ripresentate in anticipo».
A proposito di coronavirus, due giorni fa l'Ema (Agenzia europea del farmaco) ha dato il via libera alla vaccinazione dei bambini tra i 5 e i 12 anni. A breve si riunirà la commissione tecnico scientifica dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e anche nel nostro Paese partirà la campagna vaccinale per i più piccoli. «I bambini vanno vaccinati, non diamo retta a chi sostiene che non bisogna farlo o che si può aspettare, queste sono stupidaggini. Sappiamo che i bimbi possono ammalarsi di Covid, a volte anche in modo grave, alcuni purtroppo sono morti. Con il vaccino; conclude Chiarelli, «i piccoli potranno andare a scuola, fare sport e socializzare in modo sereno».
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