Allevamento-pilota di ostrica piatta al largo di Vasto

Progetto europeo con l’università di Teramo a Punta Penna L’imprenditore Pavone: l’obiettivo ora è commercializzarla
VASTO . Le ostriche allevate al largo di Vasto, nella zona di Punta Penna, potrebbero presto arrivare sulle tavole imbandite dei ristoranti della Costa dei trabocchi. Grazie ad un progetto europeo di ostricultura, che ha come obiettivo il recupero e la commercializzazione della “ostrica piatta”, è stata avviata la produzione sostenibile, attraverso tecniche e processi innovativi, del gustoso mollusco ricco di proteine, carboidrati, vitamine, minerali ed antiossidanti. L’allevamento-pilota è quello della Silmar srl di Gabriele e Carlo Pavone, padre e figlio, con il coordinamento del Centro italiano ricerche e studi per la pesca (Cirspe) e con la collaborazione dell’Università degli studi di Teramo e della Croatian Veterinary Institute (Istituto croato di veterinaria). Il progetto che ha la durata di 24 mesi, da settembre 2016 ad agosto 2018, dimostra che è possibile allevare ostriche al largo di Vasto, utilizzando un prodotto locale che offre molte opportunità di commercializzazione, attualmente poco sfruttate.
La singolarità di questa iniziativa è dovuta anche al fatto che ad occuparsi dell’allevamento sia un imprenditore vastese che da quarant’anni opera nel settore della carpenteria, insieme al figlio Carlo. Le varie fasi dell’iniziativa sono illustrate in un video intercettato da “noi Vastesi”, il blog diretto da Nicola D’Adamo. «L’ostrica piatta è una specie autoctona in Adriatico presente nei banchi naturali davanti l’Abruzzo, una risorsa non ancora sfruttata», spiega Pietro Gentiloni del Cirspe, «ma non se ne fa un allevamento commerciale. Grazie alle risorse stanziate dall’Unione Europea la fase pilota ha già dato ottimi risultati. La sfida futura sarà la commercializzazione». Per la Silmar si tratta di un obiettivo centrato.
«L’ostrica piatta viene prodotta a Vasto, nell’antica Histonium e la mangiavano anche gli antichi romani», spiega Gabriele Pavone, «se questo mollusco sta qui da almeno 2.200 anni noi dobbiamo solo riscoprirlo. Prima ancora di realizzare l’allevamento abbiamo dovuto pensare a dove prelevare la materia prima. Abbiamo pensato che il posto migliore sarebbe stato il punto dove l’acqua, con una corrente prevalente da nord, entra nel golfo di Vasto. Abbiamo anche deciso di non stravolgere quello che la natura ci dà. I risultati hanno accertato che c’è stata una discreta crescita e che il prodotto è di ottima qualità. La giornata di degustazione che abbiamo organizzato in un famoso ristorante di Vasto, sulla scogliera, è stato un successo. Nel momento in cui pensiamo di portare il nostro prodotto sui mercati», continua l’imprenditore, «dovremo rimarcare che è un prodotto del posto, di Vasto e della Costa dei trabocchi. Questo sarà molto importante: il consumatore deve sapere da dove viene l’ostrica che mangia. Noi vorremo creare qualcosa che faccia parlare di questo territorio, rilanciando il turismo enogastronomico. Insomma», conclude Pavone, «se il turista vuole mangiare un’ostrica buona, fresca e pescata a mezzogiorno deve venire a Vasto». (a.b.)
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