Altri locali sfitti e vetrine sporche La crisi del commercio fa paura

Viaggio tra i negozianti del Colle alle prese con l’aumento dei costi delle materie prime e delle bollette «Stiamo vedendo che cosa fare, così non si può continuare. È diventato prioritario riqualificare la città»
CHIETI . Locali sfitti e vetrine sporche tra le vie del centro storico di Chieti. «Un degrado totale su tutti i fronti», dice una commerciante. Da via Arniense e proseguendo verso la Villa molti negozianti hanno chiuso la loro attività e hanno messo il locale in affitto e in alcuni casi, in vendita.
«Sto meditando sulla chiusura», dice Pietro Scalera, titolare dell’omonima gastronomia su corso Marrucino, «è impossibile resistere a causa degli aumenti e dei prezzi delle bollette». I rincari, infatti, stanno mettendo a dura prova gli esercenti: i pochi che stringono i denti e continuano a offrire decoro e servizio alla città. «Il commercio è chiuso, Chieti ormai è diventata solo un cimitero», lamenta Rocco Angelucci, titolare da più di sessanta anni del negozio di bomboniere all’inizio del Corso, «io non ho chiuso e non chiudo perché dovrei vendere l’attività. Non voglio far morire le attività».
In molte storiche attività del centro, come Punto d’Incontro e Gran Caffè Arniense, a piazza Matteotti, e Iezzi calzature, in via Arniense, i titolari fondatori hanno deciso di abbassare le serrande e affittare il locale non appena raggiunta l'età pensionabile. «Dopo tanti anni Punto d'Incontro è andato in pensione e ha deciso di chiudere, ora ha messo il locale in affitto», commenta una dipendente del panificio D'Onofrio, «abbiamo notato che da dopo il periodo pandemico la gente sembra scomparsa, non si sa che fine abbia fatto». La cartoleria Eureka in via Chiarini ha iniziato già da alcune settimana la liquidazione totale per cessata attività: «Dopo 32 anni basta, chiudiamo», dice Iole Ioannone, socia della titolare Rita Di Camillo. Non c’è più continuità generazionale delle attività e, raggiunta la pensione, molti non ci pensano troppo a chiudere: «La vita e i ritmi di un commerciante sono troppo faticosi, troppi pensieri. Meglio essere un dipendente», dice Cristiano Di Anna, di La moda di altri tempi, lungo il Corso, «non mi conviene chiudere perché comunque ti muovi c’è sempre da pagare». Ma oltre alla perdita economica, molti locali sfitti vengono lasciati all’abbandono, sommersi da polvere e sporcizie. «Nessuno si preoccupa di pulire i locali sfitti», spiega Adriana Gialloreto di Sweet sweet way, «e anche per chi passa è brutto vederli così soprattutto quando sono di fianco ad attività aperte». Anche lo storico negozio di biancheria artistica Primiterra non demorde alla crisi: «Noi resistiamo». «Quando la mia famiglia aprì il negozio qui davanti non si riusciva a passare, gente dai paesi oltre che residenti», commenta una socia del negozio, «Chieti era un punto di riferimento». Liliana Fusco, proprietaria dell'omonimo negozio di intimo, è in città dal 1982 e afferma che «una crisi così non si è mai vista». I commercianti chiedono una riqualificazione della città che possa incentivare l'affluenza delle persone: «Chieti ha bisogno riqualificazione, ha locali e strutture storiche bellissime. Ho pagato questo locale con tanti sacrifici, ma adesso sono demotivata», aggiunge la commerciante. È dello stesso parere anche Monica D’Onofrio, titolare della bigiotteria La Foglia: «Sono 17 anni con questa attività, i primi anni ho provato ad essere aperta durante le manifestazioni ma la gente passava, guardava e andava via perché era diretta all'evento sul Corso». I commercianti chiedono che manifestazioni ed eventi possano coinvolgere anche le vie adiacenti il Corso.
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