Ammette gli abusi sulla figliastra 13enne

L’indagato, convivente della madre, piange davanti al giudice e conferma di aver approfittato della ragazzina. Resta in carcere
LANCIANO. In lacrime ha confermato la terribile accusa di aver abusato della figlia tredicenne. S.V., (le iniziali sono per tutelare la vittima), 36 anni, di nazionalità rumena ma residente da anni in un paese sangrino, in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata su una minorenne, ha ammesso le sue colpe nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Marina Valente. Con accanto l’avvocato Massimo Biscardi, l’uomo ha confermato di aver approfittato dell’innocenza della ragazzina, la sua figliastra, dal dicembre 2016 al 28 marzo scorso.
In base alle indagini partite dopo la denuncia della madre della tredicenne, condotte dalla polizia giudiziaria dei carabinieri della Procura e dal Nor dei carabinieri di Atessa e coordinati dal pm Rosaria Vecchi, era emerso che l’uomo, camionista, quando rientrava a casa a tarda notte dal lavoro, si recava nella cameretta dove la ragazzina dormiva da sola. Si infilava nel letto, le palpava il seno e le parti intime e si masturbava. La frequenza di questi rapporti era disarmante: almeno tre volte a settimana. Un incubo per la tredicenne che, ascoltata dal pm con l’assistenza di una psicologa, ha confermato le violenze subite da quello che credeva essere suo padre. Proprio con l’inchiesta, infatti, ha anche scoperto che a commettere gli abusi non era il suo padre naturale, ma il patrigno. La madre conviveva con S.V. da più di 10 anni, da quando cioè la figlia, avuta da una precedente relazione, aveva poco meno di due anni. E non le ha mai rivelato che l’uomo non era il suo padre naturale. Un dramma nel dramma per la ragazzina. Il patrigno non ha negato gli abusi. Come dimostrato dalle intercettazioni non si è mai pentito dei suoi gesti. Anzi, si è preoccupato solo di uscire dal “caso” nel miglior modo possibile: al telefono parlava di patteggiamenti e possibili sconti di pena. Per questo anche nell’interrogatorio di ieri ha confermato le accuse. Ma questa volta, forse perché rinchiuso in carcere, ha avuto modo di riflettere bene sui suoi gesti e ha mostrato di essere pentito. Ha raccontato quanto accaduto tra le lacrime, amareggiato e dispiaciuto. Ha pianto e chiesto scusa: alla ragazzina, alla moglie, agli altri figli. Ma non bastano le lacrime a cancellare tanta sofferenza in una ragazzina di tredici anni a cui è crollato il mondo addosso. Per ora il patrigno orco resta in carcere.
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