Angela dona il cuore il fegato ed i reni

Muore dopo l’incidente e ridà speranza a quattro persone
CHIETI. Hanno lavorato tutta la notte le équipe giunte da Padova, Roma e L’Aquila. Hanno prelevato, rispettivamente, il cuore, il fegato e i reni di Angela Iezzi, la donna di 53 anni morta nel reparti di rianimazione dell’ospedale di Pescara, diretto dal dottor Tullio Spina. La morte è sopraggiunta una settimana dopo l’incidente alla Trinità in cui era rimasta vittima a Chieti. A provocare l’incidente l’improvvisa emorragia cerebrale che ha colto la donna mentre era alla guida della sua auto. Angela aveva dedicato tutta la sua esistenza ai valori di altruismo e solidarietà. Non a caso, da dieci anni era la cuoca della fondazione San Camillo, che gestisce una comunità educativa per minori problematici. E anche nella morte non è venuta meno ai suoi ideali. Oggi, nella chiesa di San Francesco Caracciolo, il parroco don Michele Panissa celebrerà alle 10 i funerali alla presenza di don Panfilo Argentieri, che per anni ha retto la parrocchia del Tricalle. Angela Iezzi viveva a Bucchianico con il marito Gaetano Desiderio, vigile del fuoco all’aeroporto d’Abruzzo. Lascia anche due figlie. La prima, Barbara, sta per diventare mamma per la seconda volta, e Letizia, un agente di Polizia che lavora fuori regione.
«Sono in parrocchia da meno di un anno», ha detto don Michele Panissa, «ma conosco bene la famiglia, molto impegnata in chiesa. La donazione è una cosa molto bella», ha aggiunto, «un modo per difendere la vita, un gesto di amore e carità molto grande, una cosa molto bella che permette ad altre persone di continuare a vivere». Eppure, le opposizioni da parte dei familiari dei potenziali donatori sono ancora una percentuale molto alta, che in Abruzzo sfiora il 40%, contro una media nazionale del 30%.
Per esprimere in vita la propria volontà a donare gli organi, come fanno sapere dal Centro regionale di Abruzzo e Molise di coordinamento dei trapianti, basta farlo presente al Comune di residenza (dove è attivo il servizio), al momento del rilascio della carta di identità, oppure alla Asl, iscrivendosi all’Aido, compilando un tesserino che si trova sul sito del Ministero della salute. Basta anche un bigliettino nel portafogli, purché datato e firmato, nel quale si mette nero su bianco questa volontà.
La procedura, al contrario, vale anche per chi non vuole donare gli organi, saltando chiaramente il passaggio dell’iscrizione all’Aido. A gennaio del 2017, dopo 16 anni di attività, il Centro dell’Aquila, ha tagliato lo storico traguardo dei 500 trapianti di rene. «Un’attività che, per portata e importanza», fanno sapere dal Centro di coordinamento dei trapianti, «rappresenta una risorsa non solo della sanità aquilana, abruzzese e molisana, ma anche italiana poiché sono tanti i pazienti, residenti in altre regioni, sottoposti a trapianto all’ospedale dell’Aquila». Il principale fattore limitante è rappresentato proprio dal numero di opposizioni, vale a dire il no al prelievo degli organi da parte dei familiari dei donatori. «Nonostante il bel traguardo raggiunto, gli oltre 500 trapianti effettuati in 16 anni di attività», dicono ancora dal Centro di coordinamento, «non ci è consentito sederci sugli allori: la richiesta di trapianto da parte dei tanti pazienti in lista d’attesa costantemente rilancia la necessità di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della donazione d’organo. Un concreto passo in avanti, anche se ancora da incentivare, è stato compiuto, a fine 2014, con l’avvio, anche in Abruzzo, dell’iniziativa, condotta a livello nazionale, “Una scelta in Comune”, con cui è possibile, al momento del rinnovo della carta d’identità in Municipio, dare il proprio assenso alla donazione d’organo».
Alla data del 22 gennaio di quest’anno sono state 5.016 le autorizzazioni certificate alla donazione da parte dei cittadini abruzzesi che, in 29 comuni della Regione, hanno aderito all’iniziativa. Ma in lista d’attesa ci sono ben 162 malati.
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