Annullata la condanna all’ex comandante Poeta

16 Novembre 2019

Ortona. Al responsabile dei vigili urbani erano stati inflitti 2 anni in primo grado Ma il processo per peculato deve ripetersi: secondo i giudici c’è un vizio di forma

ORTONA. La Corte d’appello dell’Aquila ha dichiarato la nullità della sentenza di condanna inflitta all’ex comandante della polizia municipale di Ortona, Alessandro Poeta, e ha disposto il rinvio degli atti alla Procura per ripetere il processo. Poeta era stato condannato per peculato a due anni di reclusione (pena sospesa) a condizione che risarcisse il Comune di Ortona per 47mila euro entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, che è stata poi appellata e dichiarata nulla per un vizio di forma.
Ma andiamo con ordine. l’ex comandante era stato ritenuto responsabile dell’ammanco accertato tra gli introiti derivanti dalle soste a strisce blu. Secondo l’accusa, era stato lui ad impossessarsi – fra la fine di gennaio e la fine di giugno del 2016 – di 55.931 euro, provento degli incassi dei parcometri. Il processo si era svolto con il rito abbreviato dinanzi al gup del tribunale di Chieti, Isabella Maria Allieri. La sentenza, però, è stata dichiarata nulla dai giudici di secondo grado, che ha accolto quanto sostenuto dal difensore dell’ex comandante, l’avvocato Domenico Frattura. Questi, agli inizi della vicenda, esercitando Poeta ancora il suo incarico ed essendoci quindi la possibilità che la Procura ipotizzasse un pericolo di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove, gli aveva consigliato di mettersi in aspettativa, riconsegnare le chiavi dell’ufficio e chiedere di essere assegnato ad altre funzioni per evitare che potesse essere arrestato. Nel contempo era stata depositata una memoria alla Procura con cui Poeta si dichiarava disposto ad essere ascoltato per fornire i chiarimenti necessari e, nell’occasione, nominava l’avvocato Frattura come legale di fiducia. Tuttavia gli avvisi di chiusura indagine e di fissazione di udienza preliminare, erano stati notificati a Poeta e al suo difensore d’ufficio e non all’avvocato Frattura. È questo il passaggio chiave: lo stesso avvocato Frattura aveva segnalato il vizio ma la Procura aveva fatto presente che lo scritto con cui si faceva la nomina dello stesso avvocato Frattura quale difensore di fiducia, era stato depositato in un momento in cui il procedimento era contro ignoti e Poeta non risultava indagato. In conseguenza di ciò la nomina in questione non andava considerata. Il gup aveva aderito a questa posizione, «che però è sbagliata», commenta l’avvocato Frattura, «perché la nomina del difensore di fiducia può essere fatta in qualsiasi forma e in qualsiasi termine, purché si riferisca inequivocabilmente a quel procedimento». La decisione è stata quindi rivista dalla Corte d’Appello: ora si ripartirà dall’avviso di chiusura delle indagini.
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