«Anziana condannata a morire in casa»
Appello del medico Ferrara: malgrado una frattura al femore non si riesce a ricoverarla per l’assistenza
CHIETI. «In quarant'anni di professione medica non mi è mai capitato qualcosa di simile», comincia così Diego Ferrara, medico e consigliere comunale a Chieti, per raccontare una vicenda che ha davvero aspetti sconcertanti. Riguarda una sua paziente di 82 anni, R. Z., «afflitta da demenza vascolare mai certificata», specifica Ferrara. Paziente che abita in via Baroncini, assistita dai suoi due figli, che peraltro vivono situazioni lavorative problematiche. L’anziana è caduta in casa subendo la frattura del femore: i figli hanno chiamato il Ferrara, loro medico di famiglia. Verificata la situazione Ferrara si è rivolto al 118 per il trasporto in ospedale. «Quando sono arrivati in casa, come il regolamento impone», spiega Ferrara, «formulano alla donna le tre domande previste: generalità, luogo di residenza e se vuole o no essere ricoverata. La donna ha risposto che non voleva andare in ospedale e così l’ambulanza è andata via senza effettuare il trasporto. Sono intervenuto attivando le strutture comunali per ottenere l’Aso, vale a dire l’accertamento sanitario obbligatorio. Dal sindaco di Chieti è arrivato il provvedimento richiesto che ci ha consentito di chiamare in causa i vigili urbani che si sono rivolti ancora al 118 e finalmente si è riusciti a portare la donna al Pronto soccorso di Chieti. Qui l’anziana è stata assistita per il trauma subito ma al momento del ricovero sono scattate ancora le tre domande, con uguale risposta finale negativa per il ricovero ospedaliero. A quel punto, secondo i responsabili del Pronto soccorso, non c’è stata altra strada che quella di dimettere la donna. Aggiungo il particolare che per portarla a casa i due figli hanno dovuto chiamare un’ambulanza privata e pagarla in proprio».
Attualmente l’anziana è in casa, immobilizzata a letto, con una situazione sanitaria che si può facilmente intuire, perché dopo la rottura del femore non è autosufficiente, non ha alcuna prospettiva di guarigione. «È condannata a morire in quel letto», sostiene Ferrara, «se non si riesce a ricoverarla in ospedale ad assicurarle la necessaria assistenza. Ed è una prospettiva che da medico curante, ma anche da chi si è preso l’incarico, come consigliere comunale,di contribuire ad amministrare la città per garantire servizi essenziali ai cittadini, non posso accettare. Mi sembra assurdo, oltre che inaccettabile che si possa arrivare a lasciare una persona gravata dagli anni senza speranza, in condizioni assolutamente incompatibili con qualsiasi assistenza sanitaria, per questioni segnate da una burocrazia incapace di valutare le situazioni per quelle che sono e trovare quindi opportune soluzioni. Farò di tutto per ottenere che la mia assistita venga ricoverata e curata, e faccio appello a chiunque può avere la possibilità di intervenire per far si che casi come questo denunciato non possano più ripetersi».
Gino Di Tizio
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