Anziana truffata dal finto nipote: spariscono 7mila euro e i gioielli

Una 76enne del quartiere Fonte Grande vittima del raggiro dopo una falsa telefonata dalle Poste: consegna i contanti e l’oro a un corriere con la convinzione che servano per pagare alcuni pacchi
ORTONA. Le hanno portato via settemila euro in contanti e tutti i gioielli che aveva in casa. L’ultima vittima della banda che truffa gli anziani è una 76enne di Ortona. A indignare sono la sfrontatezza e la cattiveria di questi gruppi criminali nel colpire persone fragili, in un’età in cui si dovrebbe ricevere solo premure e coccole. Sono i raggiri più odiosi, quelli che fanno più male. Non solo per i ricordi di una vita che vengono fatti sparire in un attimo, ma per le ferite che lasciano alle vittime vulnerabili, quelle che non sono più in grado di reagire. Anche nell’ultima circostanza l’imbroglio-lampo è stato portato a termine attraverso un modus operandi consolidato e, per i banditi, fortemente remunerativo. A volte più di una rapina in banca, al supermercato o alle Poste. Ora i carabinieri della compagnia di Ortona sono sulle tracce dei delinquenti.
LO SCENARIO
Indagini più o meno recenti hanno evidenziato come i malviventi facciano spesso parte di una gang con base operativa a Napoli e tentacoli protesi in tutta Italia. E un’inchiesta della procura partenopea ha svelato collegamenti con la camorra. Ci sono stati anche pensionati di Chieti e provincia tra le vittime di sette gruppi criminali che, per anni, hanno battuto l’Italia in lungo e in largo a caccia di persone da depredare: a gestire quelle «batterie» pronte a tutto era il clan camorristico Contini.
L’ULTIMO COLPO
A Ortona, in una palazzina del quartiere Fonte Grande, succede tutto nel breve volgere di una mattinata. L’anziana riceve una telefonata da parte di un uomo che si spaccia per il nipote e le chiede un prestito per pagare alcuni pacchi. La tecnica è quella di sempre: non mollare mai la persona al telefono e tenerla lì, per non dare il tempo che il dubbio si insinui, per non liberare la linea e consentire un’eventuale verifica da parte della vittima. Così, subito dopo, la malcapitata ortonese riceve un’altra chiamata. Stavolta l’interlocutore si presenta come dipendente dell’ufficio postale e dice che, per ritirare quel materiale, occorrono cinquemila euro da consegnare a un corriere che, di lì a poco, raggiungerà l’abitazione della pensionata.
LA TRAPPOLA
Quando i truffatori capiscono che la vittima è disposta a pagare, non accontentandosi del possibile bottino, addirittura rilanciano: «Signora, ci siamo sbagliati, servono altri duemila euro». E colpiscono ancora nel segno. Perché la 76enne, temendo conseguenze per il nipote, segue alla lettera le indicazioni e consegna ben settemila euro al falso corriere che citofona al suo appartamento.
LO SFREGIO FINALE
Ai truffatori non sembra vero. E qui subentrano la sfrontatezza e la cattiveria di cui sopra, perché i banditi telefonano di nuovo alla malcapitata. «Ci scusiamo se la disturbiamo ancora», sono più o meno le loro parole, «ma i soldi che ci ha consegnato non sono sufficienti: se non ha altro denaro, può darci l’oro». L’anziana obbedisce e mette nelle mani del corriere anche tutti i gioielli. Quando la 76enne capisce di essere stata truffata, chiede la data di nascita al finto nipote, che, come facilmente intuibile, tronca la telefonata. Ma ormai è troppo tardi: i banditi hanno già portato a termine il loro piano. Senza alcuno scrupolo, senza alcuna vergogna.
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