Aperta l’Avvocatura comunale nella casa tolta alla criminalità

Due appartamenti sul Corso rilevati dal municipio: erano il frutto di un sequestro del 2014 per usura La sede intitolata alle avvocatesse Braccioli e Gentile. L’ex procuratore Menditto al taglio del nastro
LANCIANO. Lo sguardo fiero, dolce e rassicurante delle avvocatesse Maria Braccioli e Miranda Gentile, e la Giustizia che abbraccia e protegge la città. È il murale di Nicola Di Totto che campeggia su uno dei due appartamenti nel cuore di Lanciano che lo Stato ha sottratto alla criminalità, ha confiscato ad un uomo condannato per usura e ha donato al Comune che li ha sistemati e destinati ad accogliere gli uffici dell’Avvocatura. Ieri il taglio del nastro per i nuovi uffici dedicati alle due avvocatesse frentane alla presenza del sindaco Mario Pupillo, di Francesco Menditto che da Procuratore della Repubblica di Lanciano diede avvio al procedimento di confisca dei due appartamenti, del consigliere del consiglio nazionale Forense Donato Di Campli, della presidente dell’ordine degli avvocati di Lanciano Silvana Vassalli, del comandante provinciale dei carabinieri di Chieti colonnello Alceo Greco, del questore Annino Gargano. Presenti anche i familiari delle avvocatesse, come la professoressa Rosada Testa e il ginecologo Francesco Braccioli.
LA CONFISCA Il viaggio di ritorno alla città dei due appartamenti da 120 metri quadri e un valore di oltre 400mila euro in un palazzo di corso Trento e Trieste inizia nel 2014, quando il tribunale di Chieti li fece sequestrare in modo preventivo a un uomo finito in un’inchiesta di usura. Sequestro che divenne definitivo nel febbraio 2016. Dopo un lungo iter burocratico, nel luglio 2019 il Comune rispose alla manifestazione d’interesse fatta dalla prefettura dell’Aquila per i due appartamenti perché potessero essere messi a disposizione dei cittadini. Altre attese, il Covid. Ieri il taglio del nastro. «È un bel giorno per i lancianesi», commenta il sindaco Pupillo, «che riottengono qualcosa di cui la criminalità li aveva privati. Questa confisca poi dà loro il senso dello Stato, della giustizia. Due appartamenti che, grazie all’Anpi, intitoliamo a due donne avvocato, Miranda Gentile e Maria Braccioli, nate ai primi del 900 che coraggiose, libere, hanno lottato contro il regime fascista, in famiglia, contro le convenzioni dell’epoca, per affermare la libertà dell'esercizio della professione forense; per affermare il ruolo della donna verso una professione che hanno portato avanti con competenza, dedizione e uno sguardo rivolto ai più deboli». «Sono emozionato», continua Menditto, «perché due beni vengono restituiti ai cittadini. Sono felice perché questi momenti danno senso al lavoro della Procura, delle forze dell’ordine, perché questi uffici sono dedicati a due donne eccezionali che hanno lottato per la legalità e affermare i propri diritti».
L’INTITOLAZIONE «Miranda Gentile e Maria Braccioli sono state due donne libere in una città libera», dice Vassalli, che lavorò dalla Gentile, «donne libere di esercitare la propria professione in una città libera da condizionamenti malavitosi». Donne da “guinness” che hanno sempre pensato agli ultimi. Maria Braccioli, prima donna a laurearsi a Lanciano nel 1929 in Giurisprudenza e ad iscriversi all’Ordine degli avvocati nel 1936. Gentile fu la prima donna ad essere nominata nel Consiglio nazionale forense e fu la prima donna in Abruzzo ad essere patrocinatrice della Corte di Cassazione. È la professoressa Rosada Testa, emozionata, a ricordare la mamma, Maria Braccioli, la sua apertura mentale, la sua caparbietà e dolcezza. È la Vassalli a parlare di «donna Miranda, la madre del diritto nel nostro territorio, la madre di tantissimi avvocati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

