Appalti truccati all’Ater assolto il geometra Faraone

CHIETI. È stato l’unico a non patteggiare e l’unico a uscirne pulito. Alessandro Faraone, 43 anni di Chieti, geometra dell’Ater, è stato assolto ieri dalle accuse di turbativa d’asta e corruzione...
CHIETI. È stato l’unico a non patteggiare e l’unico a uscirne pulito. Alessandro Faraone, 43 anni di Chieti, geometra dell’Ater, è stato assolto ieri dalle accuse di turbativa d’asta e corruzione aggravata. Il pm Giancarlo Ciani ne aveva chiesto la condanna a 4 anni e 2 mesi. I giudici Isabella Maria Allieri, Andrea Di Berardino e Valentina Ribaudo hanno creduto invece alla tesi del difensore Giacomo Cecchinelli, secondo cui Faraone era un semplice impiegato, e faceva quello che gli veniva assegnato, senza avere alcun vantaggio personale dalle decisioni prese dai vertici. L’inchiesta era nata a seguito di una serie di lavori che l’Ater doveva fare all’indomani del terremoto del 2009 alle cinque palazzine di via Amiterno. La Procura ha scoperto appalti pilotati e mazzette partendo dalle rivelazioni del costruttore aquilano Claudio D’Alessandro. L’indagine ha visto coinvolti l’ex commissario straordinario Ater Marcello Lancia, il funzionario Ater Ernesto Marasco e il geometra Faraone. I primi due hanno già patteggiato pene di circa 2 anni, Faraone ha preferito invece andare a processo, sicuro della propria innocenza. Secondo le accuse della Procura i tre avevano orientato «il conferimento di appalti avendo stretto accordi illeciti con l’imprenditore D’Alessandro per predeterminare l’aggiudicazione di due procedure negoziate» riguardanti due diversi lavori, entrambi per ristrutturare le cinque palazzine di via Amiterno. Il primo appalto era di quasi 600mila euro a base d’asta. Il secondo di poco più di 600mila euro. In entrambi i casi vinsero ditte riconducibili a D’Alessandro. Come contropartita Lancia ha avuto 92.700 euro, Marasco 8mila euro e Faraone mobili da cucina da 1.800 euro. Faraone è però riuscito a dimostrare che i 1.800 euro per la cucina li avrebbe resi a D’Alessandro (che avrebbe semplicemente fatto da intermediario nella compravendita), se non fosse scattata l’inchiesta che ha bloccato tutti i conti dell’imprenditore aquilano.
L’indagine sulla turbativa d’asta faceva parte a sua volta di un filone molto più ampio, che ha visto implicato anche l’ex direttore Ater Domenico Recchione e che riguardava anche i reati di truffa e peculato. (a.i.)

