Appello per il Negri Sud «Salviamo la biblioteca»

Santa Maria Imbaro. All’asta oltre quattromila riviste scientifiche, collane e libri La fondatrice Poggi: «Vengano messi a disposizione di studenti e ricercatori»
SANTA MARIA IMBARO. C’è ancora qualcosa da salvare del Mario Negri Sud, il celebre istituto scientifico di ricerca farmacologica di base, chiuso definitivamente nel marzo 2015 perché sommerso dai debiti e finito, pezzo dopo pezzo, all’asta. E sono i libri.
Una preziosa biblioteca medica e scientifica che conta migliaia di riviste di settore e centinaia di volumi che trattano argomenti di medicina, biochimica e biologia. L’appello, nelle scorse settimane, è stato lanciato dalla dottoressa Andreina Poggi, tra i cinque “padri” fondatori dell’istituto di ricerca, nato nel 1980, come consorzio tra l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e la Provincia di Chieti, ed ex responsabile della omonima Fondazione onlus.
«Ho agito spinta da un’iniziativa del tutto personale e affettiva e ho condiviso sui social network l’appello a raccogliere i fondi necessari per acquistare all’asta la biblioteca del Negri Sud», spiega la Poggi, «parliamo di oltre 4mila riviste scientifiche, dal 1983 al 1999-2000 -prima dell’avvento degli abbonamenti online- collane e libri: un patrimonio inestimabile».
Mentre la raccolta di fondi, che ha ricevuto il sostegno e l’adesione di numerosi utenti, è andata avanti riuscendo a far racimolare circa 400 euro, la biblioteca è andata tuttavia all’asta, suddivisa in due lotti. Il primo, venduto a 1.700 euro, e l’altro a 2.570 euro.
«I libri non andranno al macero», commenta la Poggi, «ed è questa già una bellissima notizia. Al momento non si conoscono i compratori, i cui nomi non sono stati ancora pubblicizzati. Ma la speranza è che si possa destinare quei libri comunque ad una fruizione pubblica, aperta alle scuole o agli universitari e ricercatori di materie mediche e biochimiche che vogliano utilizzarli e leggerli».
Ma oltre ai libri va “salvata” anche la biblioteca. Si cerca infatti un posto, in un ente, struttura scolastica o biblioteca pubblica, che sia in grado di ospitare le migliaia di riviste e opere scientifiche raccolte, nel caso in cui siano donate con la motivazione auspicata dalla dottoressa Poggi. «Sarebbe un modo», conclude, «per proseguire l’opera di formazione avviata col Negri Sud tanti anni fa».
Intanto ciò che resta dell’ex “gigante” della ricerca scientifica in Abruzzo (il Negri Sud era stato classificato come tra gli istituti più produttivi d’Europa, per quantità e qualità di ricerche scientifiche) dopo la vendita di quasi tutte le attrezzature e strumentazioni scientifiche, tornerà all’asta già da questo autunno.
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