Aquilano: l’acqua nell’Ipogeo può essere la causa delle frane
VASTO. È ancora attivo il pozzo che si trova all’incrocio tra i due rami dell’acquedotto romano Ipogeo delle Luci e l’acqua, che scorre copiosa, si disperde nel sottosuolo aggravando il dissesto...
VASTO. È ancora attivo il pozzo che si trova all’incrocio tra i due rami dell’acquedotto romano Ipogeo delle Luci e l’acqua, che scorre copiosa, si disperde nel sottosuolo aggravando il dissesto idrogeologico che affligge il costone orientale. La scoperta è contenuta in un interessante studio scientifico di Davide Aquilano, presidente di Italia Nostra, tornato alla ribalta in questi giorni dopo la visita in città di Franco Gabrielli, capo dipartimento della Protezione civile nazionale che durante il suo sopralluogo ha avuto modo di constatare le criticità del territorio aggravate dalla massiccia espansione edilizia e dalla dispersione dell’acqua nel sottosuolo.
L’acquedotto romano delle Luci, un’eccezionale opera di ingegneria idraulica che dopo aver percorso oltre due chilometri alimentava le cisterne romane nella parte alta dell’antica Histonium, è stata l’unica fonte di approvvigionamento idrico della città e fino al 1956 ha alimentato parte del centro storico di Vasto. «L’acquedotto si riconosce in superficie grazie alla presenza di pozzi che collegano il condotto con il piano di campagna», osserva Aquilano, «questi pozzi, chiamati anche “luci”, sono stati usati nei secoli per ispezionarlo e curarne la manutenzione. Negli ultimi tre decenni alcuni di essi sono stati distrutti, com’è accaduto alla fine dell’agosto del 2007 lungo via San Michele. La denuncia da parte di un cittadino mentre si stava effettuando lo sbancamento ha portato al fermo del cantiere, che purtroppo è avvenuto quando la distruzione del pozzo era ormai compiuta. Le successive indagini giudiziarie», prosegue il presidente di Italia Nostra, «hanno accertato che il pozzo è ancora attivo: l’acqua, che scorre copiosa, non si sa dove vada a finire e non si può escludere che la sua dispersione nel sottosuolo sia una concausa importante del forte dissesto idrogeologico che interessa la linea della scarpata via Tre Segni-via San Michele».
Ed è proprio in quella zona, notoriamente franosa, che continuano a verificarsi gli smottamenti. Come quello dello scorso anno lungo la panoramica balconata che costeggia la villa comunale, dove una palma è stata risucchiata in una frazione di secondo lasciando un profondo buco nella strada. Per la messa in sicurezza di quel tratto di costone, compreso tra piazza Marconi e via Tre Segni, sono stati appaltati interventi per un importo di 630mila euro.
Anna Bontempo
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