«Arap, la sede nel Vastese o in Val di Sangro»

Proposta di Olivieri (Abruzzo Civico) e Monteferrante (Pd): qui c’è la più alta concentrazione di industrie
VASTO. «La sede dell’Arap? Deve essere riportata a Vasto o, in alternativa in Val di Sangro, cioè in quei territori dove maggiore è la concentrazione di industrie». A lanciare la proposta è il consigliere regionale Mario Olivieri, che si inserisce nella disputa aperta tra l’Aquila e Pescara sulla localizzazione della sede dell’Agenzia regionale nata dalla fusione degli ex Consorzi industriali. «I siti delle attività produttive più importanti in Abruzzo risiedono nelle zone più a sud della regione», è il ragionamento dell’esponente di Abruzzo Civico, «ossia nella zona del Vastese e nella Val di Sangro, che per altro avevano gli unici Consorzi attivi in Abruzzo, e che sono stati costretti, da Chiodi, a impiegare le loro risorse per venire in soccorso di quegli enti consortili, vedi Pescara, che avevano accumulato decine di milioni di euro di disavanzi. Secondo il mio punto di vista, data l’attuale completa assenza della operatività nelle aree industriali del Vastese degli ex Consorzi, e la non condivisione, circa la dislocazione della sede dell’Arap in territori diversi da quelli delle aree nelle quali esiste la più alta concentrazione di insediamenti industriali, ovvero il sud del Chietino, ritengo che la sede dell’Agenzia, così come sostenuto dai consigli comunali di San Salvo e Vasto, debba essere riportata a Vasto, o, in alternativa in Val di Sangro».
Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Agostino Monteferrante, membro dell’assemblea nazionale del Pd. «Alla costituzione dell’Arap il Vastese ha contribuito con 11 milioni di euro su un totale di 26 milioni, patrimonio che è servito a ripianare i debiti di altri ambiti territoriali. Il minimo che ci si sarebbe aspettati era che la sede dell’Agenzia regionale fosse individuata nel Vastese», sostiene Monteferrante, «oggi, a cose fatte, rinunciare anche a rivendicare la sede aggiungerebbe danno al danno. Ma non è pensabile neanche uscire dall’Arap, significherebbe perdere, oltre ad ogni possibilità di indirizzo anche l’intero patrimonio già apportato. Non facciamo che dopo aver verificato l’assenza sospetta dei buoi, ci facciamo espropriare, definitivamente, anche la stalla». Chiaro il riferimento alla proposta-provocazione lanciata da Eugenio Spadano, presidente del consiglio comunale di San Salvo, secondo il quale «i Comuni dovrebbero riflettere seriamente sull’opportunità del permanere in una Agenzia regionale, accollandosene anche gli oneri, che non si occupa minimamente delle problematiche e del futuro della nostra economia industriale». (a.b.)
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