Archivio Rossetti in Canada Menna: scoperta eccezionale

5 Dicembre 2017

VASTO. Un ricco archivio contenente diari e manoscritti epistolari di Dante Gabriel Rossetti e dei principali esponenti del circolo preraffaellita è stato scoperto a Vancouver, in Canada, ed è stato...

VASTO. Un ricco archivio contenente diari e manoscritti epistolari di Dante Gabriel Rossetti e dei principali esponenti del circolo preraffaellita è stato scoperto a Vancouver, in Canada, ed è stato recuperato dal Centro europeo di studi rossettiani che da molti anni lavora nel campo della ricerca e della sperimentazione. Si tratta della collezione Angeli-Dennis proveniente da Helen Angeli Rossetti, figlia di William Michael e Lucy Madox Brown. Il materiale permette di avere un contatto diretto con gli scrittori, di entrare nei laboratori segreti di Dante Gabriel e di Christina Rossetti. «È una scoperta molto importante», commenta il sindaco Francesco Menna, «che rende onore al meraviglioso lavoro che svolge da anni il Centro studi di Vasto e che consente di farci conoscere ovunque». Il fondo archivistico è stato individuato attraverso i collegamenti internazionali del Centro Rossetti in America e in altre parti del mondo e il prof Gianni Oliva, direttore del prestigioso istituto, si è subito attivato con il suo gruppo di collaboratori per acquisire il ricco archivio che ora è stato integralmente recuperato e giace in copia nella sede di Vasto. Oltre a suscitare una vasta eco nel mondo degli studi, la scoperta dell’archivio, ha dato la stura anche alle polemiche delle minoranze.
«Dell’esistenza del fondo Rossetti a Vancouver si faceva riferimento già in un libro di Daisy Dina Ronco, pubblicato nel 1991», sostiene il consigliere comunale Davide D’Alessandro in una interrogazione con cui chiede di conoscere «quando è stata fatta la sensazionale scoperta e se il vasto fondo archivistico è lo stesso esistente a Vancouver e citato nel libro pubblicato nel lontano 1991, o un altro». L’esponente dell’opposizione vuole anche sapere «da quale data le copie dei documenti giacciono presso la sede del Centro e perché si è ritenuto, a fronte di una scoperta definita “sensazionale”, di comunicarlo agli organi di stampa soltanto in data 3 dicembre 2017». (a.b.)