Lo accusano di essere un ladro. In 5 lo prendono a bastonate: «Devi andare via dal paese»

6 Agosto 2026

Il caso ad Ari (Chieti). Un pregiudicato di 48 anni ferito a sangue in strada a colpi di mazza di ferro. «Ti ammazziamo e ti bruciamo la casa». Caccia ai violenti, indagano i carabinieri

ARI

La giustizia fai da te, in Italia, può diventare perfino una candidatura. E un modello. Ad Ari, poco più di mille abitanti, ha preso invece una forma molto più concreta: un uomo atteso fuori casa, ferito a sangue con le mazze di ferro e minacciato con parole inequivocabili: «Vai via dal paese o ti uccidiamo». Il gioielliere Mario Roggero, che ha ucciso a colpi di pistola due rapinatori in fuga ed è stato condannato a 14 anni e 9 mesi, è stato indicato dal vicepremier Matteo Salvini come figura da portare in politica. Un militante del partito del generale Roberto Vannacci ha preso a calci e pugni un senzatetto colpevole, ai suoi occhi, di intralciare la circolazione. Ora anche ad Ari qualcuno ha deciso di passare direttamente alla pena con una spedizione punitiva.

È l’una di notte del 20 luglio. L’uomo, 48 anni, originario di Penne e trasferitosi da qualche tempo nel borgo del Chietino, viene pestato davanti alla sua abitazione. I colpi arrivano alla testa, alle gambe, alle braccia. Forti, ripetuti: guardare le foto che pubblichiamo in questa pagina per credere. Alla fine resta con il volto coperto di sangue e finirà in ospedale con venti giorni di prognosi.

Ma questa storia ha un problema, ed è proprio ciò che la rende più scomoda. Quello aggredito senza pietà non è il vicino irreprensibile, il pensionato tranquillo o il passante capitato nel posto sbagliato. È un pluripregiudicato. Otto pagine di precedenti penali. Giudici di ogni grado lo hanno riconosciuto colpevole, negli anni, di una lista che sembra attraversare mezzo codice penale: sfruttamento della prostituzione, violazione di domicilio, furto, danneggiamento, falso, porto abusivo di armi, minaccia, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale. Ne ha combinate di ogni.

E ad Ari, raccontano i residenti, avrebbe continuato. Gli attribuiscono raid ladreschi e dispetti che avrebbero minato la tranquillità del piccolo paese. Questi racconti non sono sentenze. Il suo passato giudiziario, invece, è pesante. Può spiegare l’esasperazione. Non trasforma una mazza di ferro in un verdetto. È qui che la storia cambia natura. Se la ricostruzione denunciata dall’uomo sarà confermata, qualcuno non si è limitato a insultarlo o a cacciarlo via a parole. Ha deciso chi era il colpevole, quale pena meritava e come eseguirla. Tutto in una notte. Senza tribunale, senza giudice, senza processo. In altre parole: usurpare funzioni pubbliche e sostituire la legge con la forza.

La minaccia che l’uomo attribuisce ai suoi aggressori è la seguente: «Te ne devi andare da questo paese altrimenti ti ammazziamo, ti bruciamo la casa». Ai carabinieri il quarantottenne, assistito dall’avvocato Alessandro Mascitelli, racconta anche il numero di chi lo avrebbe colpito: «Gli aggressori erano cinque e non so riferire le loro generalità». E non solo botte. Aggiunge un particolare che potrebbe cambiare anche il peso giudiziario della vicenda: «Mi hanno portato via anche il mio anello raffigurante una testa di leone e i 200 euro che avevo nel portafoglio». Se quella sottrazione sarà riscontrata, l’episodio potrebbe assumere i contorni di una rapina. In caso contrario resterebbe la possibile contestazione di lesioni personali pluriaggravate. La vittima riferisce ancora: «Una delle mazze di ferro è stata lanciata in un terreno antistante casa mia. Presumo che gli stessi soggetti si siano recati già mezz’ora prima nella mia abitazione dove era presente solo la mia compagna convivente, che ha ricevuto insulti e minacce di morte a me riferite. Hanno lanciato anche delle bottiglie di vetro contro la mia finestra. Gli autori del pestaggio si sono poi allontanati, in direzione Filetto, a bordo di una macchina bianca guidata da una donna». Le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia di Chieti, chiamati a dare un volto agli aggressori e a verificare i diversi passaggi del racconto, compresa la sottrazione dell’anello e del denaro.

La storia di Ari arriva mentre il tema è già entrato nel dibattito pubblico italiano. Una parte politica tende a guardare con indulgenza, quando non con approvazione, chi reagisce da sé a un reato o a un comportamento ritenuto intollerabile. È successo con Roggero ed è successo con il militante-sceriffo di Futuro Nazionale, si diceva. E qualche giorno fa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto per dire no alla giustizia privata.

Ari aggiunge un’altra immagine: un uomo con un passato giudiziario sterminato, accusato in paese di furti e dispetti, finito in ospedale dopo un pestaggio. È difficile trovare un protagonista meno adatto alla parte della vittima perfetta. Ed è proprio questo il punto. La legge vale anche per chi l’ha violata molte volte. Vale per chi ha precedenti, per chi è inviso ai vicini, per chi viene considerato un problema. Se davvero qualcuno ha deciso di punirlo in strada, non ha ripristinato l’ordine: ha sostituito un ordine proprio a quello pubblico. La giustizia privata sceglie il colpevole, la pena e il modo di eseguirla.

Ora tocca ai carabinieri trovare chi impugnava quelle mazze. Perché le otto pagine di precedenti dell’uomo raccontano il suo passato. Non danno a nessuno il diritto di prenderlo a bastonate.