Aria appestata a Selvaiezzi «Non è il depuratore»
Il consorzio di bonifica centro replica al consigliere regionale D’Alessandro e mostra gli ultimi controlli Arta di lunedì mattina: non ci sono odori molesti
CHIETI. Aria appestata di Selvaiezzi, oggetto dell'inchiesta del Centro: il Consorzio di Bonifica Chieti Centro si chiama fuori. E lo fa intanto presentando i risultati di un’ispezione dell'Arta di lunedì mattina alle 10 quando c'è stato il sopralluogo di Giovanna Mancinelli e Barbara Raffaelli che si è concluso senza rilevare nel depuratore alcuna presenza di "odori molesti". Poi rigettando con una nota , «gli addebiti che gli sono rivolti poiché la propria attività si svolge nel preciso e rigoroso rispetto dell'ambito legislativo nazionale e regionale nonché dell'Autorizzazione regionale AIA. Il Consorzio non tratta rifiuti pericolosi e "veleni" ed ha poi autonomamente deciso di sottoporsi a controlli ancora più severi e stringenti per certificare la propria attività che viene svolta per la salvaguardia dell'ecologia del suolo dell'aria e delle acque e nell'interesse generale per la salute dei cittadini non solo di Selvaiezzi, ma di tutta la comunità teatina». Riguardo poi a chi ha evocato ricorsi in Procura il Consorzio li ritiene giusti ed indifferibili qualora però le notizie fossero vere. Il fatto è che probabilmente il consigliere D'Alessandro, che appunto ha parlato di ricorso alla magistratura, è stato, mal consigliato oppure gli sono state fatte pervenire notizie che non hanno alcuna attendibilità. Sorprende, comunque, come un politico ben navigato e di indubbie capacità abbia fatto esternazioni così veloci dalla diffusione dell'indagine condotta dal quotidiano "il Centro" senza aver controllato prima la veridicità degli episodi contestati al Consorzio di Bonifica. Comunque entriamo nel merito delle contestazioni che ci sono state fatte.
Si è parlato di compatibilità e della capacità di depurare dell'impianto dei reflui extra fognari: va fatto notare che la Regione ha concesso al Consorzio sin dal 2009 una Autorizzazione Integrata Ambientale, comunemente conosciuta come AIA, che dopo un iter iniziato almeno due anni prima (2007) ha valutato positivamente le complessità e le capacità depurative dell'impianto consortile.
Si è avanzato il dubbio della compatibilità dell'impianto con rifiuti tossici pericolosi e cancerogeni: con la citata AIA sono stati concessi ed autorizzati gli smaltimenti di tutta una serie di codici dei rifiuti compatibili con la natura biologica dell'impianto e quindi sono stati esclusi quelli pericolosi e/o tossici ai quali è impossibile derogare. I sistematici controlli dell'Arta sono fatti con cadenza quasi quindicinale; spesso ci sono anche quelli della Forestale, dei Carabinieri del Noe e perfino della Capitaneria di porto che controllano formulari rifiuti, registri di carico e scarico e le procedure di smaltimento che comprendono le analisi su ogni scarico per valutarne l'accettabilità o meno. Riguardo all'elenco delle ditte che confluiscono reflui ci sono documenti obbligatori che rendono queste informazioni fruibili e tracciabili. Infine all'accusa di gestione poco trasparente rispondiamo che, come è già avvenuto in passato (vedi Villa Block), diamo la completa disponibilità per istituire un comitato di cittadini e organi di controllo ambientale per valutare la qualità dell'ambiente. (g.d.t.)

