Arrivano in vacanza, la casa non c’è

13 Luglio 2015

Truffata madre di tre bambini: aveva versato la caparra. È il terzo caso in estate

VASTO. Gli imbroglioni non vanno mai in vacanza. L’estate è arrivata e torna puntuale anche la truffa delle case-vacanza. Lo scorso anno i raggirati furono in tutti 17. Quest’anno a stagione appena iniziata sono già tre.

L’ultimo caso è quello di una donna di Potenza arrivata sabato sera a Vasto con i tre bambini. L’agenzia immobiliare Molino alla fine è riuscita a trovare una sistemazione per la mamma e suoi piccoli, ma resta la truffa perpetrata e i soldi versati a titolo di caparra per un’abitazione delle vacanze che in realtà non c’è.

«Questa volta i falsi affittuari avevano assicurato a quella che sarebbe diventata una nuova vittima del raggiro che doveva arrivare dalla Basilicata, che una volta a Vasto le avrebbero consegnato personalmente le chiavi della casa», racconta Angelica Molino.

Inutile dire che all’appuntamento non è arrivato nessuno e al numero di telefono cellulare digitato più volte dalla donna che aveva versato la caparra, non ha risposto più nessuno. La donna ha denunciato l’accaduto ai carabinieri.

«Sarebbe opportuno che tutte le persone raggirate presentassero una querela», dicono riferendosi a truffe del genere, i rappresentanti delle forze dell’ordine. Attraverso la polizia postale è infatti possibile individuare il flusso digitale del denaro versato e risalire così ai truffatori. Anche se hanno già chiuso il conto.

La storia è sempre la stessa. I vacanzieri sperano di risparmiare affittando un appartamento da privati, senza passare peril tramite delle agenzie, e si ritrovano senza casa e senza i soldi versati a titolo di caparra.

«Il copione è sempre lo stesso», conferma l’agenzia Molino. I truffatori pubblicano on-line un annuncio con le foto di una presunta casa da affittare per l’estate e attendono che qualcuno abbocchi all’invito. Individuata la vittima, chiedono la caparra. In genere almeno il 30% della cifra finale pattuita. E quando il turista, arrivato a destinazione, scopre l’inganno, è ormai troppo tardi.

La polizia ha più volte invitato i vacanzieri a diffidare di chi chiede la caparra come accredito su carte di credito prepagate perché è più difficile risalire all'identità. Il codice Iban permette di risalire all’intestatario del conto. Anche se ha fornito un nome falso. (p.c.)

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