Asl e appalti truccati, 7 a processo Scatta la condanna per Capocasa

14 Ottobre 2021

L’ex primario Di Giammarco accusato di aver agevolato le aziende amiche in cambio di viaggi e regali: davanti ai giudici, insieme a un collega, dovrà rispondere anche dell’omicidio colposo di un paziente 

CHIETI. Sette persone rinviate a giudizio, tra cui l’ex primario di Cardiochirurgia Gabriele Di Giammarco, e una condanna a un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa) per Giulietta Capocasa, all’epoca dei fatti direttore amministrativo della Asl Lanciano Vasto Chieti. Si è chiusa così, dopo sei ore di discussione e quasi due di camera di consiglio, l’udienza preliminare sull’inchiesta che ha svelato – secondo la procura – un sistema illecito andato avanti per anni con acquisti fatti senza gare d’appalto, anche in cambio di viaggi e regali. Il giudice Andrea Di Berardino ha mandato sotto processo, oltre a Di Giammarco, due imprenditori amici del cardiochirurgo, Maurizio Mosca e Antonio Pellecchia, il dipendente di quest’ultimo Andrea Mancini e il medico Daniele Marinelli, tutti imputati per corruzione. Stessa sorte per Andrea Tisselli, all’epoca dei fatti dirigente dell’unità operativa governo dei contratti di servizi e forniture della Asl, che deve rispondere di abuso d’ufficio, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Nei guai è finito anche il cardiochirurgo Tomaso Bottio – in concorso con Di Giammarco – per «falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici» e omicidio colposo «con l’aggravante della colpa cosciente» in relazione alla morte di un paziente. Per tutti la prima udienza del processo è stata fissata al 1° febbraio 2022. La condanna di Capocasa è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputata ha beneficiato dello sconto di un terzo della pena. Capocasa è stata interdetta per un anno e mezzo dai pubblici uffici e dovrà risarcire la Asl in sede civile.
LE ACCUSE «Gli unici interessi del primario Di Giammarco sono stati quello di alimentare il proprio prestigio personale e gli interessi economici dell’impresa amica, anche a costo di mandare a morte un paziente». È racchiuso in questa frase del giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis il fulcro dell’inchiesta portata avanti dalla guardia di finanza di Chieti, guidata dal colonnello Serafino Fiore e coordinata dal pm Giancarlo Ciani. Nella Cardiochirurgia del Santissima Annunziata, sempre secondo le accuse, le valvole cardiache venivano comprate senza bando e a un prezzo doppio rispetto a quello di mercato e i dispositivi medici erano dissipati di proposito per fare lievitare i guadagni delle imprese fornitrici. Come contropartita, Di Giammarco avrebbe ricevuto viaggi e regalie.
VIAGGI E REGALI Il primario avrebbe indotto l’azienda sanitaria a fare acquisti «illegittimi, in quanto operati per il soddisfacimento di interessi privati in contrasto con quelli pubblici e comunque assunti senza operare alcuna valutazione, in un contesto di corruzione sistemica frutto di un accordo radicato nel tempo». Le ultime «tangenti» di cui avrebbe beneficiato Di Giammarco sono un soggiorno in un hotel di Vancouver (1.470 euro), tre programmi per il suo pc (2.208 euro), quattro biglietti aerei per Dubai, Montreal, Cuba e Fiumicino (da Pescara) e il visto di ingresso in Russia per un totale di 13.496 euro. Tutto ciò si aggiunge all’arredo del proprio studio all’interno della palazzina del policlinico di Chieti corpo M, per un importo di 27.084 euro; alla pavimentazione e alla creazione di un bagno privato, nello stesso edificio, con la fornitura di circa 200 metri quadri di parquet e i lavori di posa in opera, per un costo di 14.286 euro; a una valigia in pelle; a un soggiorno a Lisbona di quattro giorni comprensivo di biglietto aereo e spese in loco.
LE CENE E IL POSTO BARCA Gli investigatori contestano anche una serie di cene in costosi ristoranti di Pescara, San Benedetto del Tronto e Teramo, la riparazione gratis del motore della sua imbarcazione e la disponibilità diretta di un posteggio all’interno del porto turistico di Pescara per la sua barca denominata “Musichiere”.
OMICIDIO COLPOSO Dall’inchiesta emerge la morte di Felice Bosica, un 59enne di Atri sul quale, nel 2019, fu eseguito a Chieti un intervento di impianto di assistenza ventricolare sinistra della tipologia Heart Mate 3, ovvero un cuore artificiale. Secondo l’accusa, l’operazione fu svolta «nella violazione delle linee guida licenziate dalla Società italiana di cardiochirurgia».
LA CONDANNA Capocasa, che ieri ha parlato in aula, è stata condannata (il giudice ha accolto la richiesta del pm) per abuso d’ufficio, in relazione all’acquisto di un cuore artificiale senza gara d’appalto, e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, in concorso con Di Giammarco e Marinelli. I tre, secondo il pm, «a seguito dell’emanazione della delibera del direttore generale della Asl a mezzo della quale, tra l’altro, venivano individuati i collegi tecnici incaricati di redigere i capitolati speciali di appalto anche per Cardiochirurgia, turbavano il regolare svolgimento del procedimento amministrativo volto a individuare il contraente». Più nello specifico, sostiene sempre l’accusa, Di Giammarco «operava pressioni su una perfusionista, membro del collegio tecnico di gara, al fine di precluderle l’esercizio dei suoi compiti nella scelta dei criteri per l’individuazione dei materiali da inserire nel bando». Non solo: Di Giammarco, «in accordo con Marinelli e Capocasa, pianificava azioni volte a ritardare le attività del collegio tecnico dapprima attraverso “diserzioni” dalle riunioni di Marinelli, e poi attraverso le dimissioni dello stesso Marinelli da componente del collegio, al fine di procrastinare la predisposizione del bando, per assicurare alla ditte Mosca e Pellecchia la continuità della fornitura fuori bando di materiali».