Asl, spunta un nuovo indagato Maxi sequestro all’imprenditore

Il dirigente Tisselli sotto accusa per falso: anche lui finisce nel mirino per le forniture di costose protesi E il giudice blocca 864mila euro a Mosca: «Li ha guadagnati corrompendo il primario Di Giammarco»
CHIETI. Si allarga l’inchiesta sugli acquisti senza gare d’appalto all’ospedale di Chieti. C’è un nuovo indagato nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani: si tratta di Andrea Tisselli, all’epoca dei fatti dirigente dell’unità operativa “Governo dei contratti di servizi e forniture” della Asl, che deve rispondere di falso ideologico. Ma non è l’unica novità nell’indagine che, secondo la guardia di finanza guidata dal colonnello Serafino Fiore, ha svelato un contesto di «corruzione sistemica»: sono stati sequestrati 864mila euro all’imprenditore marchigiano Maurizio Mosca, ovvero la somma che lui avrebbe guadagnato aggiudicandosi illecitamente le forniture di protesi cardiache grazie all’amico Gabriele Di Giammarco, il primario del reparto di Cardiochirurgia agli arresti domiciliari dallo scorso 27 ottobre. Favori, ricostruisce l’accusa, ricambiati con «diverse utilità», tra cui lussuosi mobili per lo studio all’interno del policlinico, un viaggio a Lisbona e una borsa di pelle.
IL NUOVO INDAGATO Mercoledì pomeriggio Tisselli, assistito dall’avvocato Cristiano Maria Sicari, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio davanti al pm. Le accuse ruotano attorno agli acquisti per la Cardiochirurgia. La posizione dell’allora dirigente Asl, adesso funzionario dell’unità operativa “Affari generali e legali”, è stata già analizzata dal giudice Luca De Ninis nell’ordinanza dello scorso ottobre. «La condotta di approvvigionamento illecito delle protesi valvolari Perceval, funzionale ad alimentare il rapporto corruttivo tra Di Giammarco e Mosca e fondata sulle relative false attestazioni di infungibilità delle protesi, risulta essersi avvalsa del contributo di Tisselli, consapevole e continuativo fino al 3 marzo del 2017. Questi infatti, anziché esercitare la funzione di interlocuzione e controllo nei confronti del richiedente Di Giammarco connaturata con la funzione esercitata, ha invece fornito un fattivo contributo nel raggiungimento del risultato illecito, sia collaborando nella gestione dei rapporti con la ditta distributrice dei presidi sia soprattutto fornendo una parvenza di legalità all’iniziale richiesta di Di Giammarco che appariva e appare, all’evidenza, pretestuosa e irricevibile». Il giudice sottolinea come sia stato lo stesso Tisselli ad assumere «la pretestuosa iniziativa del conto deposito, con la correlata facoltà di impiego illimitato delle protesi a discrezione del primario. L’alternativa all’ipotesi del concorso nel reato è quella di considerare il dirigente autore delle proposte uno sprovveduto incapace di assolvere al suo ruolo il quale, per caso e senza rendersene conto, indirizza l’autorizzazione nella direzione più efficace a realizzare l’obiettivo illecito di Di Giammarco: quella che gli affida i pieni poteri di spesa in favore della ditta amica, ostacolando ogni successiva verifica. Allo stato si tratta all’evidenza di un’alternativa irragionevole. Anche a lui pertanto va ascritto, quantomeno, il falso indotto nelle delibere di autorizzazione e di proroga all’acquisto senza gare». Nel mirino del giudice è finita anche un’altra fornitura: «Analoga “combine” tra Di Giammarco e Tisselli risulta poi documentata per l’acquisizione senza gara di 4 prodotti distribuiti dall’altra impresa amica Pellecchia srl».
IL MAXI SEQUESTRO Nel frattempo, ieri il tribunale di Chieti ha confermato la legittimità del sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari nei confronti di Mosca: restano vincolati 864.980 euro, ritenuti il profitto illecito del reato di corruzione continuata, mentre all’imprenditore – a seguito di un riconteggio – tornano soli 17.755 euro.
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