Aspiranti medici col Green pass: «Solo così si può battere il Covid»

In ateneo si presentano per la prova 756 candidati su 820: tutti mostrano la certificazione verde Il rettore Caputi lancia l’appello al ministero: «Il numero di chi può accedere alla facoltà va allargato»
CHIETI. Test di Medicina senza problemi alla d’Annunzio, nonostante la complessa organizzazione della prova dovuta alle misure anti-Covid e, in particolare, all’introduzione del Green pass obbligatorio. Degli 820 iscritti se ne sono presentati ieri 756. «Abbiamo avuto 64 assenze, meno del 10%, un margine assolutamente fisiologico», ha detto il presidente della Scuola di medicina, Liborio Stuppia, che ha tirato le fila dell’organizzazione. Il rettore Sergio Caputi ha colto l’occasione per tornare a chiedere una revisione della norma sul numero chiuso: «Vista la carenza dei medici che c’è in Italia», ha detto, «mi piacerebbe che a livello nazionale si decidesse quanto meno di allargare il numero di chi può studiare Medicina. Tanti di questi ragazzi che partecipano al concorso saranno costretti anche a scegliere di studiare fuori dall’Italia e questo è davvero un controsenso». La d’Annunzio è riuscita a farsi approvare dal ministero 30 posti in più. Per Medicina e chirurgia ci sono 222 posti a disposizione (216 per studenti italiani e comunitari residenti in Italia e 6 per non comunitari residenti all’estero); per Odontoiatria e protesi dentaria, invece, ce ne sono 46.
ATENEO PROMOSSO Convocati alle 10 di ieri, i candidati sono stati costretti ad attendere tre ore prima di poter iniziare il test da 100 minuti. Ma nonostante le lunghe procedure per l’accoglienza, il riconoscimento e il controllo del Green pass, nessuno si è lamentato. «Tutto è stato organizzato bene, in modo che non ci fossero possibilità di assembramento», ha detto la studentessa Carlotta Verziere di Montesilvano, aspirante cardiochirurgo, «sapevamo che le procedure erano complesse. Sono convinta che se non ci si vaccina e se non c’è un sistema di controllo, da questa situazione non se ne esce». Anche per Flavia Di Fonzo, aspirante anatomopatologo di Pescara, «la prova è stata organizzata con grande efficienza. D’altronde ho scelto la d’Annunzio perché sapevo che è una buona università, soprattutto per quanto riguarda Medicina». Per l’occasione l’ateneo ha sospeso ogni attività didattica nel campus teatino. I test si sono svolti in 24 aule, ognuna occupata al 25% della capienza. Sono stati impiegati 48 dipendenti universitari, 40 addetti della cooperativa Biblos e 72 docenti. Presente anche la protezione civile (con le associazioni Valpescara, Not, Associazione nazionale carabinieri e Radioclub) e la Croce Rossa.
SÌ AL VACCINO Gli aspiranti camici bianchi non sembravano avere perplessità riguardo al vaccino. I più giovani lo avevano già fatto per partecipare agli esami di Stato, «ma io lo avrei fatto comunque, anche senza obbligo», ha detto Alessia De Cinque, di Miglianico, che sogna un futuro in sala operatoria. La pensano allo stesso modo anche le amiche Anastasia Sassone di Alanno e Alessia Salutare di Orsogna: «Avremmo fatto sicuramente il vaccino al di là dell’obbligatorietà». Nessuno tra i ragazzi ha mostrato dubbi. «E questo è un dato che mi rincuora», ha commentato Stuppia, «d’altronde devo dire che i ragazzi sono stati bravissimi, dimostrando enorme senso di responsabilità. Tutti avevano Green pass e mascherine del tipo da noi richiesto, sembrava di stare in un mondo perfetto. Con il Green pass non abbiamo avuto problemi: nessuno studente non è stato ammesso alla prova perché sprovvisto della certificazione. L’unico problema c’è stato con la lettura del Green pass di uno studente israeliano, ma il caso si è poi risolto abbastanza velocemente».
LA PROVA Lo spauracchio di molti candidati è stata la chimica. La prova chiedeva di rispondere in 100 minuti a 60 quesiti: 12 di cultura generale, 10 di logica, 18 di biologia, 12 di chimica e 8 di fisica e matematica. «Le domande di chimica erano le più difficili», ha confermato Martina Berardinelli di Francavilla, che la voglia di aiutare gli altri l’ha già messa in campo come volontaria della Croce Rossa. «Se riuscissi a diventare medico, mi piacerebbe lavorare con i bambini, anche quelli piccolissimi appena nati». Angela Verna di Fara San Martino, Gioia Travaglini di Roccascalegna, Luciano Consalvi di Fara San Martino e Sofia Tenaglia di Casoli, avendo tutti frequentato il liceo scientifico, quando si sono ritrovati tutti nella stessa aula si sono confortati a vicenda: «Il test era difficilissimo», hanno detto all’uscita, «ritrovarci vicini su 820 candidati, ci ha fatto superare un po’ l’ansia di questi 100 minuti così impegnativi». Anche Arianna D’Amico di Pescara e Josè Velasquez, di Spoltore, da compagni di classe al liceo Galilei di Pescara si sono ritrovati a fare il test nella stessa aula e anche per loro «è stato un sollievo», ha sottolineato la studentessa pescarese che spera di diventare psichiatra. «Sono stati 100 minuti passati un po’ troppo in fretta», ha aggiunto il compagno di classe che, invece, nel futuro si vede come un impegnatissimo chirurgo plastico, «il test era molto più difficile rispetto alle simulazioni che avevo provato e che erano basate sulle domande di precedenti test». E ora dita incrociate in attesa del responso.
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