Assalto armato al caveau dell’Ivri: due dei sei arrestati tornano liberi

SAN GIOVANNI TEATINO. Tornano in libertà due dei sei arrestati per l’assalto da 4,8 milioni di euro all’istituto di vigilanza Ivri di San Giovanni Teatino, con le strade messe a ferro e fuoco la sera...
SAN GIOVANNI TEATINO. Tornano in libertà due dei sei arrestati per l’assalto da 4,8 milioni di euro all’istituto di vigilanza Ivri di San Giovanni Teatino, con le strade messe a ferro e fuoco la sera del 24 marzo 2022 da un commando di oltre venti persone armate di pistole e fucili Kalashnikov, gente pronta a tutto pur di abbattere il caveau e arrivare al tesoro proveniente dai grandi centri commerciali e dalla Banca d’Italia. Ieri pomeriggio, il tribunale del riesame dell’Aquila (presidente Elvira Buzzelli, relatore Niccolò Guasconi, giudice Maura Manzi) ha annullato l’ordinanza di custodia in carcere nei confronti del presunto basista, l’unico abruzzese coinvolto, Antonio Frani, 41 anni di Vacri, titolare di un agriturismo a Bucchianico, che lascia dunque il carcere. Ordinanza annullata pure per Alessandro Cirulli, 36 anni, difeso dall’avvocato Vincenzo Bufano: anche lui da ieri è libero. Le motivazioni saranno depositate entro 30 giorni.
Nell’inchiesta condotta dalla squadra mobile di Chieti, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila (pm Simonetta Ciccarelli e Marika Ponziani), gli indagati sono complessivamente 39, la stragrande maggioranza della provincia di Foggia e alcuni dei quali anche in relazione a un assalto-fotocopia, quello sventato dalla polizia a Cesinali (Avellino) il 13 ottobre 2022, dove uno dei criminali è morto in una sparatoria.
I reati contestati – rapina aggravata, blocco stradale, ricettazione, riciclaggio, incendio, detenzione e porto di armi e simulazione di reato – sono tutti aggravati dal metodo mafioso.
Secondo il giudice per le indagini preliminari Marco Billi, «emerge con evidenza l’assoluta gravità, il grado elevato e l’attualità del pericolo di reiterazione del reato. Ciò traspare dalla professionalità palesata, dall’essere stati in grado di operare anche in regione diversa da quella di provenienza e di origine, dall’impiego di armi, dall’attenta suddivisione dei compiti». L’assalto compiuto a San Giovanni Teatino, sempre secondo il gip, costituisce «espressione di una professionalità criminale evocativa di quelle proprie di gruppi organizzati mafiosi, come accade quando (come nel caso di specie) emergono caratteristiche paramilitari nella realizzazione del reato, modalità assolutamente brutali, attenta pianificazione e dispiegamento imponente di uomini, armi e mezzi». (g.let.)
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