Assassino evade dal carcere di Vasto: catturato dopo la seconda fuga in 4 anni

18 Dicembre 2023

Nel 1997 l’avellinese Alfonso D’Aponte uccise la sorella, appena maggiorenne, strangolandola per questioni di eredità Mercoledì non ha fatto rientro a Torre Sinello alla scadenza di un permesso, ieri è stato bloccato nel paese d’origine

VASTO. Condannato in via definitiva per aver assassinato la sorella nel 1997, è evaso dal carcere di Vasto per la seconda volta in quattro anni. Ma la fuga di Alfonso D’Aponte, 59 anni di Montoro (Avellino), è finita ieri pomeriggio, dopo quattro giorni, nel suo paese d’origine, dove in passato aveva cercato di ammazzare anche i fratelli, che vivono ancora nel centro campano.
L’allarme è scattato mercoledì scorso, quando D’Aponte non è rientrato nella casa lavoro di Torre Sinello, dove è «internato» (questo è il termine tecnico) essendo sottoposto a misura di sicurezza dopo aver scontato i 18 anni per l’omicidio. Al cinquantanovenne era stata concessa dal magistrato di sorveglianza di Pescara una licenza di otto ore da trascorrere all’interno della fattoria sociale Vita Felice di Casalbordino. Ma, allo scadere, non ha fatto ritorno nell’istituto, facendo perdere le sue tracce. A quel punto sono scattate le ricerche in tutta Italia. E ieri è stato rintracciato a Preturo, una frazione di Montoro, e arrestato dai carabinieri della compagnia di Solofra e del comando provinciale di Avellino.
D’Aponte è considerato «socialmente pericoloso» e la sua posizione sarà riesaminata a maggio 2024. Ventisei anni fa, uccise la sorella appena maggiorenne. Un omicidio che lo stesso Alfonso confessò ai pm: la sorella, stando alla sua versione, aveva iniziato a seguire cattive compagnie e lui era contrario. Nacque così la lite nel corso della quale soffocò la ragazza. Durante il processo, fu sottoposto anche a una perizia psichiatrica che accertò la sua capacità di autodeterminarsi. Secondo gli inquirenti, però, il suo obiettivo è stato sempre uno solo: ottenere tutta l’eredità. Proposito che ha tentato di portare a termine anche nel dicembre del 2012 quando è uscito con un permesso premio dal carcere di Sulmona, dove stava scontando la pena.
Stando alla ricostruzione dei carabinieri del comando provinciale di Avellino, non appena libero, ha raggiunto l’Irpinia e, in quella circostanza, ha cercato di ammazzare anche suo fratello Lucio. Solo l’intervento di Antonio, un altro fratello, che si trovava a passare casualmente, ha evitato la tragedia. In un primo momento, «l’evento era apparso come una rissa scoppiata per futili motivi». Ma la verità, sostengono sempre i militari dell’Arma, era venuta fuori grazie a settimane di intercettazioni telefoniche e al racconto di alcuni testimoni. Per l’aggressione ai due fratelli, in primo grado, Alfonso D’Aponte è stato condannato a 4 anni di carcere perché il reato è stato derubricato in lesioni gravi. Ha trovato conferma, dunque, la tesi dell’accusa secondo la quale era stato lui a scatenare la zuffa nella stazione ferroviaria di Montoro Inferiore, ferendo i fratelli con calci, pugni, morsi e alcune pietre raccolte tra i binari. Su D’Aponte c’erano anche altri sospetti, legati alla morte della nonna in circostanze misteriose e all’assassinio del fratello Giuseppe, sparito nel nulla alla fine degli anni ’80. Ma per questi fatti non è stato processato perché non furono raccolte prove sufficienti.
Nel settembre 2019, D’Aponte era fuggito una prima volta dal carcere di Vasto, per poi finire in trappola qualche giorno dopo a Mercato San Severino (Salerno). A distanza di quattro anni, la storia si è ripetuta.
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