Assolto dopo 5 anni grazie a una visura

27 Marzo 2019

Imprenditore scagionato dall’accusa di bancarotta fraudolenta: mai sottratti i libri contabili della ditta

CHIETI. Ha dovuto aspettare cinque anni e quattro processi prima che la giustizia lo riabilitasse: a scagionarlo è stato un documento dell’Agenzia delle entrate. Giuseppe Paludi, 59 anni di San Giovanni Teatino, è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di bancarotta fraudolenta. La Corte d’appello dell’Aquila ha annullato l’ultima condanna a 4 anni di reclusione. È stata dunque accolta la tesi dell’avvocato Simona Staffieri, difensore dell’imputato.
La vicenda ruota attorno alla dichiarazione di fallimento – arrivata nel 2010 – della Prosysistem, un’azienda che produceva elaboratori elettronici a San Giovanni Teatino. Nel 2014 era arrivata la prima condanna. Nell’anno successivo la Corte d’appello aveva annullato la sentenza, per motivi procedurali, con rinvio degli atti al tribunale di Chieti. E i giudici di primo grado avevano condannato nuovamente l’imprenditore con l’accusa di aver sottratto registri e scritture contabili per ostacolare il curatore fallimentare, impegnato nella ricostruzione dei movimenti economici dell’azienda. «Ma in realtà», spiega l’avvocato Staffieri, «è stato dimostrato come Paludi non fosse a conoscenza neppure del fallimento della sua azienda. La richiesta di produzione documentale è stata fatta dal curatore solo attraverso lettere e telegrammi inviati al vecchio indirizzo italiano dell’imputato. Dal 2009, invece, Paludi si era trasferito in Spagna: è emerso chiaramente che non venne a conoscenza della richiesta di presentare le scritture contabili. Eppure il mio assistito, ben un anno prima rispetto alla procedura fallimentare, si iscrisse al registro Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero) seguendo tutte le disposizioni di legge. Nessuno gli inviò mai una raccomandata: ad ammetterlo, testimoniando in aula durante il processo di primo grado, è stato lo stesso curatore». È stato in particolare un documento, come sottolinea l’avvocato Staffieri, a dimostrare la totale innocenza di Paludi: «Da una visura fatta all’Agenzia delle Entrate si evince che la detenzione e la gestione delle scritture contabili fu demandata fin dalla costituzione dell’azienda a una società di commercialisti. È bastato questo certificato per dimostrare l’innocenza di Paludi, tant’è che anche il pm ha chiesto l’assoluzione. Non è assolutamente possibile sostenere, dunque, che il mancato rinvenimento delle scritture contabili del fallito sia riconducibile alla sua volontà di trarre per sé o per altri un ingiusto profitto o di recare danno ai creditori». (g.let.)