Assunzioni facili in Ateneo Patteggiamento in vista

15 Gennaio 2015

Interrogata dal pm Falasca, la Magno avrebbe ammesso le sue responsabilità In cinque ai domiciliari, 80 mila euro la somma complessiva incassata

CHIETI. Truffa delle false assunzioni all’Università: per le 5 persone finite ai domiciliari potrebbero aprirsi presto le porte del patteggiamento.

Ieri, il pm Giuseppe Falasca, ha interrogato Pamela Magno, 32 anni, finita nella bufera giudiziaria insieme con la madre, Patrizia Marino, 55 anni, impiegata al Dsb di Ortona e a suo fratello Marco Marino, 54 anni. Nei guai sono finiti anche il dirigente dell’Arta ed ex direttore amministrativo della Asl ortonese, Luciano Di Odoardo, di 69 anni e Maria Concetta Vadini, ortonese di 55 anni. A questi si aggiungono gli indagati che hanno evitato l’onta dell’arresto: Lino Cantillo D’Arcangelo, 59 anni di Casalincontrada, responsabile della mensa dell’ospedale di Chieti e Cesare Claudio Di Renzo, altro ortonese di 35 anni. Le accuse, a vario titolo, e tutte da dimostrare, vanno dal millantato credito, alla truffa, al falso, alla sostituzione di persona. Pamela Magno, davanti al pm, avrebbe ammesso le sue responsabilità per una vicenda giudiziaria che, nelle 33 pagine d’ordinanza, firmate dal gip, Paolo Di Geronimo, potrebbe essere scambiata per la sceneggiatura di un famoso film di Totò: la vendita della fontana di Trevi a uno sprovveduto turista americano.

In questo caso, invece, ad essere venduti erano falsi posti di lavoro all’Ateneo. Truffa che aveva fruttato un introito complessivo di 80 mila euro sulla pelle di genitori disposti a tutto pur di sistemare un figlio. Marco Marino (e in un caso Di Renzo) sarebbe l’imitatore telefonico del rettore Carmine Di Ilio. mentre la Vadini si presentava come sedicente professoressa Stefania Della Penna, naturalmente inesistente, per fare la telefonata finale «e portare a termine» secondo il gip «il progetto criminoso».(y.f.)