Ateneo, Di Primio si riprende i palasport

Il sindaco entra nella partita milionaria tra Cus e Università: PalaSantafilomena e Colle dell’Ara tornano al Comune
CHIETI. Tra i due litiganti il terzo gode? Se il detto è vero a godere sarà il sindaco, Umberto Di Primio che, con una mossa a sorpresa dell’ultimora, dribbla in un sol colpo Cus e Università annunciando al Centro che: «Il Comune si riprende i palazzetti dello sport di Santa Filomena e Colle Dell’Ara». E rispondendo al presidente del Cus, Mario Di Marco, che per lettera gli ha chiesto “da che parte stai?”, con una frase laconica : «Non mi costituirò al Tar contro il rettore, Carmine Di Ilio». Così il sindaco entra nella partita milionaria tra Cus e Università D’Annunzio che il 17 ottobre finirà davanti ai giudici amministrativi di Pescara.
I due palasport contesi tra Di Marco e Di Ilio, secondo una stima fatta dal Cus, valgono la bellezza di 51milioni di euro. Troppo? «Niente affatto», ribatte Di Marco, «quando, nel 2003, il Comune di Chieti li passò all’Università valevano un milione. Colle dell’Ara era fatiscente, mentre Santa Filomena non esisteva. Il Cus, braccio operativo dell’Ateneo, li ha costruiti o ristrutturati a proprie spese, portandoli ad un valore di 17 milioni che dev’essere moltiplicato per tre in virtù dell’avviamento». Ma un anno fa, il dg Filippo Del Vecchio e il Cda della D’Annunzio sospendono il contratto con il Cus, innescando un contenzioso epocale per il mondo accademico di Chieti e Pescara che è sfociato in denunce in procura e ricorsi incrociati al tribunale amministrativo. Naturalmente il duello tra Di Marco e la D’Annunzio va ben oltre i due palasport, ma solo questi chiamano in causa anche il Comune in qualità di proprietario dei due immobili ceduti alla D’Annunzio e resi impianti sportivi d’eccellenza dal Cus. Ma ora che il divorzio tra quest’ultimo e l’Università è sancito, i palazzetti diventano un casus belli da cui dipende il futuro di decine di sodalizi sportivi che li utilizzano nonché di centinaia di studenti universitari o semplici cittadini che vi praticano sport. Il Cus parla di indebito arricchimento del Comune: chi lo risarcirà dei milioni investiti (il sindaco dice 11, Di Marco rilancia 51)? Tocca al Comune o all’Università? La prima mossa l’ha fatta Di Ilio che, nel controricorso al Tar sul contratto della discordia, definisce il caso palazzetti una questione che il Cus deve sbrigarsi con il Comune. Salvo poi scrivere una lettera a Di Primio in cui comunica che l’Università non ha più intenzione di tenersi le due strutture ammettendo di esserne l’affidataria. Così Di Marco ha preso al volo la palla dell’autogol del rettore tentando di segnare in contropiede: ha scritto anche lui a Di Primio chiedendogli di costituirsi al Tar contro l’Università. Ma il sindaco, a sorpresa, ha deciso di non essere l’arbitro del match (di rugby più che di calcio) e di scendere in campo per dire che si riprende i palazzetti dall’Università; che non appoggerà nessuno al Tar e, soprattutto, che non ha mai avuto rapporti diretti con il Cus. E chiude: «Di Marco non può pretendere nulla da noi per i lavori fatti. Si rivolga all’Ateneo».

