Ateneo, finte presenze alle lezioni: Di Giammarco finisce a processo

CHIETI. Finisce sotto processo Gabriele Di Giammarco, ex docente dell’università d’Annunzio ed ex primario di Cardiochirurgia, nei guai per truffa aggravata in danno di un ente pubblico, falso...
CHIETI. Finisce sotto processo Gabriele Di Giammarco, ex docente dell’università d’Annunzio ed ex primario di Cardiochirurgia, nei guai per truffa aggravata in danno di un ente pubblico, falso ideologico continuato e falso ideologico per induzione. Il giudice Andrea Di Berardino, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, ha rinviato a giudizio il professionista pescarese di 64 anni: la prima udienza, davanti al tribunale di Chieti, è stata fissata al 15 luglio. Di Giammarco è accusato di aver attestato molte più lezioni rispetto a quelle effettivamente tenute. In alcune circostanze è emerso come l’imputato si trovasse all’estero, addirittura a Cuba. Le indagini sono state condotte dalla guardia di finanza teatina, coordinata dal colonnello Serafino Fiore e dal capitano Giuseppe Laganà.
Gli episodi sono avvenuti tra maggio e novembre del 2019. «L’indagato, ordinario della facoltà di Medicina», raccontano le carte dell’inchiesta, «ha attestato, in relazione alla posizione di 41 studenti, l’assolvimento del suo compito di tutoraggio per 25 ore ciascuno, e la conseguente valutazione di “ottimo”, fatti non rispondenti al vero, avendo Di Giammarco esercitato tale compito per un numero ben minore di ore. Facendo così attestare al direttore di dipartimento, che aveva certificato il corretto svolgimento del servizio, il falso, e lucrando l’ingiusto profitto del pagamento integrale del medesimo».
Di Giammarco ha replicato sostenendo che il tirocinio formativo «avveniva all’interno di Cardiochirurgia dove, però, il compito principale era la cura dei pazienti e non la formazione degli studenti. Ciò premesso, si è accertato, dalle sommarie informazioni degli studenti, che gli stessi avevano effettivamente compiuto le 25 ore di tirocinio, seppure in parte con l’assistenza dell’indagato e in altra parte con quella degli altri medici del reparto». Per la difesa, il foglio come attestazione di presenza è «un atto a forma libera, non facente fede fino a querela di falso». La truffa, hanno rimarcato gli avvocati del docente, non sussiste perché «la retribuzione di Di Giammarco è omnicomprensiva e, pertanto, nessun danno ha patito l’università». (g.let.)
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