Ateneo, il benvenuto critico alla ministra

Lettera dei sindacati alla Giannini ospite all’inaugurazione del 2 febbraio: da noi non avrà applausi
CHIETI. «Onorevole Ministro, essendo venuti a conoscenza della Sua partecipazione alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico dell’università d’Annunzio di Chieti-Pescara, prevista per il prossimo 2 febbraio, le lavoratrici e i lavoratori di questo ateneo intendono farLe sapere in anticipo che il Suo intervento non verrà accolto con la soddisfazione ed il senso di orgoglio che in altre circostanze avrebbero provato per la visita in sede di un esponente del Governo».
Inizia in questo modo la lettera indirizzata al ministro Stefania Giannini a firma dei sindacati dell’ateneo teatino-pescarese. Secondo le organizzazioni sindacali, tutte meno una (ovvero Cgil, Cisl, Uil, Csa Cisal e rsu, ad eccezione di Cisapuni), «c’è molto poco da inaugurare e festeggiare, oggi e da anni, nel sistema universitario in generale e in questa amministrazione in particolare». Le forze sindacali puntano il dito sia contro le decisioni del vertice universitario dannunziano che contro le scelte politiche operate dal Governo in carica e dai precedenti, a loro dire «irriconoscenti dell’impegno e del duro lavoro prestato da tutti gli operatori del mondo accademico, da quelli della docenza e della ricerca a quelli dell’area tecnico-amministrativa e dei collaboratori linguistici». I sindacati parlano in senso figurato di “schiaffi” ricevuti dai lavoratori che, oltre a quelli condivisi con i colleghi delle altre università italiane, devono fare i conti con quelli «assestati da chi oggi governa la “d’Annunzio” e il cui invito è stato da Lei accettato». Parlano di «guerra ad oltranza e priva di ogni giustificazione nei confronti del proprio personale tecnico amministrativo». E ricordano le questioni dell’Ima e del salario accessorio, «affrontate», dicono, «con la ferma volontà di azzerarli», il clima interno di gravissima conflittualità, con le risorse umane considerate come «uno strumento da usare, spostare o azzerare arbitrariamente; e questo soprattutto e con maggior soddisfazione nel caso in cui il tizio di turno, docente o non docente che sia, si dimostri non collaborativo o non supinamente allineato ai dictat del momento».
I sindacati informano il ministro anche su quello che definiscono come un «presunto rinnovo gestionale sbandierato sotto il baluardo della legalità», un’azione che per loro si concretizza «in una incivile caccia alle streghe, se non in una vera e propria epurazione della dissidenza». E a testimonianza di queste forti difficoltà che sta vivendo il personale dell’ateneo, i rappresentanti sindacali portano l’elevato numero di esposti, denunce e querele che intasano sia la Procura che tribunale di Chieti.
La lettera si chiude con la promessa di inviare al ministro una dettagliata rassegna stampa, locale e nazionale, per farle conoscere quale realtà andrà a «sostenere» con la sua presenza. (a.i.)

