Ateneo, il caso De Carolis finisce dal ministro

I sindacati incontrano la Fedeli e difendono il senatore accademico preso di mira dal dg Del Vecchio
CHIETI. I sindacati nazionali portano sul tavolo del ministro dell’Istruzione e dell’Università, Valeria Fedeli, la vicenda del dipendente dell’ateneo d’Annunzio, sindacalista e senatore accademico, Goffredo De Carolis. Arturo Maullu, coordinatore generale del Dipartimento Csa Università, ha consegnato al ministro una lettera (inviata anche alla Crui, la Conferenza dei rettori, e al Codau, il Convegno dei direttore generali delle amministrazioni universitarie) per denunciare una “grave e non più tollerabile situazione che si è venuta a creare all’università d’Annunzio”. La lettera punta il dito direttamente contro il direttore generale Filippo Del Vecchio, accusato di aver messo in atto una serie di azioni intimidatorie nei confronti di un senatore accademico e sindacalista evidentemente ritenuto scomodo come De Carolis. La lettera chiude chiedendo un diretto intervento del ministro. Alla d’Annunzio, si legge, “il direttore generale ha proposto diverse querele e avviato procedimenti disciplinari tutti nei confronti di un componente del Senato accademico, nonché rappresentante e dirigente sindacale. Gli atti posti in essere dal dg, lungi dall’avere anche il pur minimo fondamento, come sempre statuito anche dall’autorità giudiziaria, si sono sempre palesati quali comportamenti meramente strumentali e attuati esclusivamente per fini intimidatori e persecutori nei confronti di un senatore accademico e attivo rappresentante dei lavoratori. Comportamento, che nel colpire un rappresentante dei lavoratori, certamente mira a creare un clima intimidatorio nei confronti di tutti”. Il vertice sindacale con il ministro si è svolto venerdì. L’incontro era stato convocato a Roma per discutere del futuro di università e ricerca. Ma l’occasione è servita ai sindacati per sollevare il caso De Carolis e concordare un altro incontro in cui entrare nel merito delle vicende dannunziane. Nello stesso giorno, a Chieti i vertici della d’Annunzio erano alle prese con i problemi dell’inaugurazione dell’anno accademico disertato dal generale della Finanza, Giorgio Toschi, che avrebbe dovuto ritirare la Minerva, e con quelli del giorno successivo quando avrebbero dovuto comparire davanti al gip per le accuse di abuso, falso e, solo per il rettore, violenza privata. (a.i.)

