Ateneo, oggi il Cda della resa dei conti

28 Luglio 2015

Il rettore Di Ilio punta al rinnovo di Del Vecchio fino al 2018, ma in un clima avvelenato il decano Capasso dice di no

CHIETI. Il punto della discordia è il numero 7 dell’ordine del giorno. Prevede il rinnovo fino al 2018 del contratto del direttore generale indagato. Ma all’Ateneo i giochi sono fatti. Il sì al rinnovo per tre anni di Filippo Del Vecchio andrà liscio come l’olio. Il rettore, Carmine Di Ilio, ha i numeri per ottenerlo. Anche i rappresentanti degli studenti voteranno sì, prima di partire per un viaggio premio all’Expo di Milano. Ma, come si dice, il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Così, a poche ore dal Cda della D’Annunzio, convocato per le 11 di oggi, rispunta la lettera di un pezzo da Novanta dell’Ateneo Chieti-Pescara, cioè quel Luigi Capasso, decano tra gli amministratori dell’Università che, in modo garbato ma incisivo, spiega agli altri consiglieri perché non è opportuno un rinnovo triennale perché impedisce al prossimo rettore, che certamente non sarà Di Ilio non ricandidabile secondo la legge Gelmini, di scegliersi il proprio manager. Il contratto di Del Vecchio, casus belli degli ultimi tempi che ha segnato l’immagine della D’Annunzio, deve durare due anni. Non di più, e quindi scadere insieme al rettore. Se il Cda ascolterà Capasso, per Di Ilio e Del Vecchio sarà una sconfitta politica. Siamo in grado di pubblicare la parte chiave della lettera-appello. Eccola: «D'altra parte, vorrei considerare anche che - come ha efficacemente sintetizzato il collega Paolo Fusero nella sua lettera circolata qualche giorno fa - il rinnovo triennale suscita imbarazzo, inquietudine, malumore: anche se taluni si sono espressi con maleducazione e senza rispetto gerarchico (e, dunque, in maniera che li rende indegni di considerazione), ciononostante circolano sentimenti che non agevolano la distensione degli animi, né fra i docenti né fra il personale tecnico amministrativo, distensione che pure ci deve stare a cuore nel governare l'andamento della nostra comunità. Personalmente condivido solo l'imbarazzo, perché si tratta qui di avallare un principio che non condivido: quello secondo cui il prossimo Rettore (del quale una cosa sola è certa: non sarà l'attuale) non potrà individuare il direttore generale con la medesima libertà che abbiamo preteso che il Rettore attuale esercitasse. Dirò anche che lo stesso dg assumerebbe una "legittimazione" maggiore quando il nuovo Rettore potesse agire per propria scelta e non per mero "trascinamento" di una situazione di fatto. Vengo, infine, alla mia conclusione: ritengo opportuno un rinnovo biennale del contratto di direttore generale Del Vecchio. Confesso di non avere affatto indagato la legittimità (cioè la sostenibilità giuridica) di questa proposta, ma la discussione che propongo è esattamente questa. Sarà poi il Rettore a decidere se fare sua questa proposta che, ovviamente, dovrà essere condivisa dal dg. Ritengo davvero che questa strada, proprio perché non obbligata, ma anzi prescelta, rappresenterebbe un gesto di grande distensione, di civile e serena consapevolezza, nella quale gli interessi dei singoli vengono messi al servizio del buon funzionamento dell'Istituzione, nel rispetto pieno e consapevole della Comunità Accademica. Queste decisioni, non dovute, ma sentite, a me paiono le più confacenti a quanti, come noi, dedicano la propria vita alla produzione e alla diffusione della Cultura. Un caro saluto a tutti», firmato Luigi Capasso.