«Ateneo, privacy violata» Il Garante bacchetta il dg

20 Agosto 2016

Nuovo cartellino rosso a Del Vecchio per una mail inviata a circa mille dipendenti La parte offesa è il senatore-sindacalista De Carolis cheora può chiedergli i danni

CHIETI. Il Garante per la protezione dei dati personali torna a bacchettare l’università d’Annunzio, ma questa volta la censura avviene per una questione che riguarda il caso di un unico dipendente, il senatore accademico e sindacalista Goffredo De Carolis, e che tira in ballo anche la pubblicazione di un articolo sul Centro. Lo scorso 22 febbraio, infatti, il direttore generale dell’università, Filippo Del Vecchio, aveva scritto al Centro chiedendo la pubblicazione di un contributo che in alcune parti poteva risultare pesantemente offensivo nei confronti dello storico oppositore De Carolis. L’articolo venne pubblicato mantenendo intatta la sostanza ma senza le parti che potevano risultare offensive. Ritenendo di essere stato censurato, Del Vecchio decise di inviare lo scritto a tutto il personale tecnico-amministrativo e all’intero corpo docente dell’ateneo. Attraverso la mailing list istituzionale raggiunse circa mille destinatari. De Carolis, a questo punto, ha sporto reclamo per illecito trattamento dei dati personali.

Il Garante non solo gli ha dato ragione ma ha anche detto che può far valere “eventuali pretese risarcitorie ai sensi dell’articolo 15 del Codice in materia di protezione dei dati personali” davanti all’autorità giudiziaria ordinaria. Una opportunità, quest’ultima, che con grande probabilità De Carolis non si lascerà sfuggire. L’autorità garante della privacy ha ritenuto che la comunicazione del direttore generale dell’ateneo d’Annunzio “non sia avvenuta in conformità alla disciplina di protezione dei dati personali, con particolare riferimento al principio di pertinenza e non eccedenza”. Il Garante, inoltre, ha fatto un richiamo anche a un proprio precedente provvedimento, emesso il 30 luglio del 2015, in cui aveva censurato l’università dannunziana per la pubblicazione della lista dei 113 dipendenti che sarebbero stati “strapagati” nel corso di precedenti gestioni universitarie (vicenda che ha portato al rinvio a giudizio di Del Vecchio per diffamazione e violazione della privacy). Alla luce di quel provvedimento il Garante ha richiamato l’ateneo “sulla necessità di una scrupolosa osservanza delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali”. Oltre che per la pubblicazione della lista dei 113, l’autorità aveva censurato l’ateneo teatino-pescarese anche in un’altra occasione, a seguito dell’ennesimo reclamo dei dipendenti dell’università sul nuovo regolamento che riguarda l’attività web del personale tecnico-amministrativo. In quel caso l’Autority aveva bollato gli odiati nuovi controlli sulle operazioni svolte via internet come “massivi, prolungati, costanti e indiscriminati”. Un trattamento definito “illecito” e dunque vietato “con effetto immediato”.

Arianna Iannotti