Ateneo, prove in sicurezza: funziona il piano anti-virus

9 Settembre 2020

Candidati distanziati e in mascherina. Tra le 60 domande, un quesito sul Covid

CHIETI . Fila tutto liscio. La macchina universitaria, ancora meglio rodata dopo la prova dei test di Medicina, funziona a dovere anche per i test d’ingresso ai diversi corsi delle Professioni sanitarie dell’ateneo d’Annunzio. Per la prima volta, causa Covid, i test (60 domande, una anche sul virus) si sono svolti anche nella sede pescarese, visto che per assicurare il distanziamento si è potuto utilizzare solo il 30% degli spazi nelle aule. Sono state 36 le aule occupate nel campus di Chieti e 14 quelle della sede di Pescara, con circa 100 docenti coinvolti e 60 dipendenti tecnico-amministrativi impegnati nell’identificazione dei candidati. Per la vigilanza esterna e il controllo degli accessi in ateneo sono state impegnate circa 100 unità di personale della cooperativa Biblos. Presenti anche uomini della protezione civile, oltre a polizia e carabinieri. Dei 1.657 iscritti (l’anno scorso erano stati 2mila) in 206 non si sono presentati. Gli altri hanno affrontato la prova a caccia dei 531 posti a disposizione, suddivisi nei diversi corsi di laurea. «Il più gettonato è stato quello di Infermieristica», dice Patrizia Di Iorio, presidente della Scuola di medicina e scienza della salute dell’ateneo che ha organizzato la prova. Le regole anti-contagio hanno messo a dura prova la struttura universitaria, ma «tutto si è svolto senza problemi», ha assicurato. Dopo Infermieristica, i corsi più ambiti sono stati quelli di Fisioterapia e di Logopedia, quest’ultimo attivato solo l’anno scorso e subito richiestissimo, «a testimonianza», ha sottolineato Di Iorio, «che la scelta di attivarlo è stata pienamente azzeccata».
«L’organizzazione mi è sembrata più che buona», ha detto Andrea Ancora, aspirante infermiere, che tenta il test per la seconda volta, «in aula c’erano molti posti vuoti e perciò si stava più tranquilli». Stessa valutazione anche per l’aspirante logopedista Cecilia Tartana di Ortona, che ormai, dice, si è abituata anche alla mascherina. Escono provati poco prima delle 14 l’aspirante infermiere Daniele Giudici, Danila Iachini che prova a diventare logopedista e Valerio Frenna che vuole fare l’igienista dentale. Per loro l’esame è stato, rispettivamente, «incasinato», «difficile», «stressante e noioso».
«Sapevamo che ci avremmo messo un’ora in più», dice Marika Gravante, di Lecce, che sogna di diventare logopedista e spera di poter studiare a Chieti, «che ha un bellissimo campus universitario». Portare per tutto il tempo la mascherina «è stato abbastanza duro» e anche «sopportare i tempi d’attesa prima di iniziare», dicono Ilaria Guerri e Cristiana Iachini. «L’organizzazione ha funzionato, non c’è stata per niente calca», assicura Igor Tartaglia di Vasto, anche se è stato «un po’ fastidioso doversi igienizzare le mani a ogni passo», aggiunge Antongiulio Cavuto. «Ho appena fatto gli esami di Stato, dunque ero abituato a queste misure», dice Matteo Braghini. Escono invece stremate le due amiche potentine Miriana Lia ed Elena Giugliano, finite anche nella stessa aula. Le ragazze vogliono restare a studiare alla d’Annunzio e pensano che Chieti sia una buona sede universitaria, «anche perché offre poche distrazioni».