Ateneo, sotto accusa l’ex direttore «Gli ho consegnato 50mila euro»

Il responsabile dell’area Affari legali ricostruisce tutti i versamenti effettuati a Filippo Del Vecchio D’Antonio accusa: «Mi chiedeva soldi ma non ha mai restituito niente. Pagavo in contanti»
CHIETI. Entra nel vivo il processo davanti al tribunale di Chieti che vede sul banco degli imputati l’ex direttore dell’università Gabriele D’Annunzio, Filippo Del Vecchio, 71 anni, accusato di concussione. Per il pubblico ministero Giancarlo Ciani, l’ex direttore dell’ateneo avrebbe costretto il responsabile dell’area Affari legali della D’Annunzio, Antonio D’Antonio, a consegnargli in più occasioni delle somme di denaro, per un totale di almeno 60mila euro, in relazione agli incarichi di rappresentanza legale conferiti a D’Antonio dall’università tra il 2014 e il 2017. Ieri, di fronte al presidente del tribunale Guido Campli e ai giudici a latere Morena Susi e Enrico Colagreco, D’Antonio e la moglie hanno ricostruito tutto, di fronte all’imputato, difeso dagli avvocati Stefano Rossi e Cristiano Sicari. L’ex dg, dal canto suo, respinge con forza tutte le accuse.
«Ho elargito somme di denaro al dottor Del Vecchio», ha spiegato D’Antonio. «Io e mia moglie abbiamo discusso tante volte di questo, lei mi disse di smettere di pagare. Il mio unico cliente era diventata l’Università degli studi d’Annunzio». Sarebbe stato impossibile rifiutare, ha proseguito nel suo racconto. «Ritenevo di non poter dire che non avrei pagato, che non gli avrei prestato soldi», anche se non gli è mai stato «rappresentato» che avrebbe «perso il lavoro», ha ammesso. D’Antonio sentiva di essere «entrato in un sistema» di fronte al quale non poteva «sottrarsi». Quanto alle modalità di versamento, «le richieste avvenivano a voce da parte di Del Vecchio, che incontravo all’università quotidianamente. Lui mi diceva di prestargli del denaro e mi indicava le cifre: non erano somme standard, il quantum variava in base alle esigenze di Del Vecchio e ho sempre dato seguito a queste richieste: prelevavo in contanti», ha spiegato ancora, dopodiché infilava i soldi nella «busta della banca e li consegnavo a Del Vecchio, all’università». In tutto le dazioni sono state «7 – 8 – 10: abbiamo raggiunto una somma superiore a 50 mila euro, tra 50 e 65mila euro. E in una occasione gli ho consegnato 12mila euro: gli servivano per pagare dei consulenti tecnici di parte in un procedimento davanti alla Corte dei conti». Nessuna restituzione, mai. «Del Vecchio non ne ha mai parlato né lo ha mai proposto. E io non gli ho mai chiesto soldi indietro perché, avendo pagato in contanti, non potevo dimostrare i versamenti».
La moglie di D’Antonio ha parlato non solo delle dazioni di denaro, avvenute «su richiesta esplicita» di Del Vecchio al marito, ma anche dello stato d’animo di quest’ultimo. Ha riferito dei prelievi avvenuti dal proprio conto corrente, «per raggruppare i soldi richiesti», e ricordato le «discussioni tra me e mio marito. Io dicevo di ribellarsi, ma lui rispondeva che era costretto a dare i soldi altrimenti non avrebbe più lavorato. I contanti venivano prelevati un po’ alla volta» e nell’ultimo periodo «non ho voluto più sapere quanti fossero. In tutto direi intorno ai 50mila euro, ma sicuramente di più. Per mio marito era un periodo di mortificazione, tensione, agitazione e nervosismo», ha concluso. Dopo i testimoni chiave dell’accusa, il 20 giugno, nella prossima udienza, saranno ascoltati i testimoni della difesa.

