Ateneo, una lettera dà ragione al Cus

13 Settembre 2014

Il rettore Di Ilio scrive al sindaco Di Primio e a sorpresa fa dietrofront sull’affare milionario dei palazzetti dello sport

CHIETI. E’ una gaffe oppure una retromarcia del rettore? I due documenti che pubblichiamo riguardano l’affaire dei palazzetti dello sport al centro del contenzioso milionario tra l’Ateneo D’Annunzio e il Cus di Mario Di Marco. La versione di quest’ultimo, sia negli esposti in procura sia nei due ricorsi al Tar, è che i palacus di Colle dell’Ara e Santa Filomena, di proprietà del Comune di Chieti, vennero dati in gestione dall’Università al Cus, con relativi milioni per la ristrutturazione oppure la costruzione ex novo. L’Ateneo invece si tira totalmente fuori dall’affare: afferma che il rapporto è solo tra Comune e Cus. Ma viene smentito dai due documenti che pubblichiamo. Quello in alto è preso dal ricorso al Tar con cui l’Ateneo chiede di annullare il contratto d’oro con Di Marco affermando che le attività del Cus svolte nei palazzetti «sarebbero avvenute al di fuori di qualsiasi formale incarico conferito dall’Amministrazione Universitaria». E’ il primo febbraio scorso quando i legali, nominati dal rettore, lo scrivono in un atto finito sul tavolo di giudici che il 16 di ottobre emetteranno la sentenza. Ma sei mesi dopo quell’atto, Carmine Di Ilio scrive al sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, e fa una retromarcia, per alcuni clamorosa, sull’operazione a sei zeri dei palazzetti. In sintesi, il rettore, a sorpresa ammette che, per i due palasport, il rapporto non è tra Cus e Comune ma tra quest’ultimo e l’Università.

La lettera del dietrofront, o della gaffe, è il secondo documento che pubblichiamo. Porta la data del 30 luglio scorso, è indirizzata a Di Primio ed è firmata dal Magnifico che al sindaco scrive: «Nell’apprendere che sono scaduti in termini degli accordi relativi alla gestione diretta degli impianti in oggetto (i palazzetti, ndr), si informa codesta amministrazione di non essere interessati al prosieguo della collaborazione in questione come definita in precedenza». Questa lettera è finita nelle mani di uno dei due, anzi tre, contendenti. E Di Marco ora ne fa un cavallo di battaglia, sia nei confronti dell’Ateneo e quindi del rettore che, a suo dire, sarebbe incappato in una sorta di autogol accademico, sia verso il Comune che, stando agli atti di questa storia, rischia di essere accusato di un indebito e consistente arricchimento.

Il valore del PalaSantafilomena, al momento della consegna da parte dell’Università, era di 724mila euro, contro un valore attuale di oltre 8,5 milioni di euro, grazie al lavori eseguiti dal Cus a vantaggio del Comune che resta proprietario del palazzetto. Passiamo all’altro bene: il palasport di Colle dell’Ara era praticamente un rudere (vedi l’immagine a destra) quando l’Ateneo lo ha passato a Cus, sulla base proprio di quella “collaborazione definita in precedenza” con il Comune. Ebbene, quel rudere valeva 436mila euro mentre adesso vale 7,7 milioni di euro, con la massiccia ristrutturazione eseguita dal Cus. Di Marco è sui blocchi di partenza per denunciare anche il Comune che può uscirne indenne solo in un modo: Di Primio deve costituirsi al Tar contro Di Ilio.