Ater, indagato anche l’ex dg Recchione

10 Febbraio 2015

La procura ipotizza il peculato e l’abuso per l’auto di servizio, i rimborsi spese e il contratto da 400 mila euro l’anno

CHIETI. Dallo stipendio d’oro, all’uso dell’auto di servizio, ai rimborsi spesa per i pranzi: l’ex direttore dell’Ater di Chieti, Domenico Recchione, messo alla porta in limine litis dall’ex giunta Chiodi, è indagato per peculato e abuso.

C’è anche il suo nome sul fascicolo bis aperto dalla procura di Chieti sulla gestione allegra delle case popolari che, nell’estate del 2013, costò gli arresti all’ex amministratore unico, Marcello Lancia, all’architetto Ernesto Marasco e al geometra Alessandro Faraone. Nei loro confronti, la procura di Pescara però ipotizzò i reati di corruzione e turbativa d’asta, per tangenti pagate dal costruttore aquilano, Claudio D’Alessandro, il reoconfesso che ha svelato al magistrato, Annarita Mantini, il meccanismo degli appalti pilotati all’Ater teatina. La stessa pm, quindi, trasmise al collega teatino, Giuseppe Falasca, lo stralcio dell’inchiesta che riguarda nuovi e presunti reati commessi a Chieti dai tre indagati. Ma, subito dopo, l’indagine sullo scandalo Ater si è allargata con l’apertura del nuovo filone sull’ex dg Recchione che nasce da un circostanziato esposto della commissario dell’azienda, Antonella Gabini, voluta all’Ater da Chiodi per risanare i conti lasciati in rosso dalla precedente gestione. E ora è appoggiata nel suo difficile se non impossibile compito anche dalla giunta di centrosinistra di Luciano D’Alfonso che si è subito reso conto dello stato disastroso in cui versa l’azienda di via Silvino Olivieri costretta a gestisce le case popolari di Chieti, Ortona e Francavilla senza un euro. Tra le primissime decisioni prese dalla Gabini c’è quindi stata quella di esporre alla procura, in fase di autotutela per l’Ater da rimettere in bonis, le irregolarità riscontrate nella precedente gestione. E tra queste spiccavano due atti firmati dall’ex amministratore unico Lancia. Con il primo, quest’ultimo decise, a febbraio 2013, di aumentare il compenso a Recchione, portandolo alla cifra d’oro di 400 mila euro, e ad altri tre dirigenti Ater. Ma lo stesso giorno, cioè subito dopo, sempre Lancia adottò un provvedimento di alienare beni immobili dell’azienda, case, negozi e uffici, proprio per reperire i fondi per i super stipendi. Che però, nel linguaggio giuridico-investigativo, si traduce ora nell’ipotesi di reato di abuso patrimoniale a vantaggio di Recchione. Al quale è contestato anche il peculato per l’uso dell’auto blu e per rimborsi spese. Ma l’ex dg presiedeva, per legge, anche quelle commissioni degli appalti finiti nel mirino di due procure. Così l’inchiesta Ater riserva nuovi e sostanziali sviluppi.