Atessa e la doppia preferenza Testa: «Uomini danneggiati»

15 Giugno 2017

ATESSA. A dieci anni dalla fondazione cosa rimane di LiberAtessa? E, più in generale, di chi oggi rappresenta il centrodestra? Di chi sono le colpe della sconfitta? Non sono domande peregrine anche...

ATESSA. A dieci anni dalla fondazione cosa rimane di LiberAtessa? E, più in generale, di chi oggi rappresenta il centrodestra? Di chi sono le colpe della sconfitta? Non sono domande peregrine anche perché nuove scadenze elettorali, come quelle regionali, sono quasi alle porte. Quando nel 2007 nacque LiberAtessa era costituita da Udc, An, Fi, Mis, Idv, FN, “Il Bel Paese” e “Atessa Città Unita”. Quella coalizione riuscì in un’impresa: trionfare nella “roccaforte rossa” dopo 30 anni di governo di centrosinistra. LiberAtessa, però, è stata come un mostro mitologico che ha divorato i propri figli: Luigi Marcolongo (uno dei costituenti della lista di Carmine Fioriti), Pasqualino Zaccardi (eletto con Giulio Borrelli), Vincenzo Genovesi (in lista con Borrelli), Gianleucio Palena (uno dei fondatori di Progetto Atessa), Melania Milanese, Lorenzo Di Vincenzo (ora vicino a Borrelli), Antonello Scarinci, Marco Cicchitti. Tutti continuano ad avere un cospicuo bagaglio di voti. Di LiberAtessa siederanno nei banchi dell’opposizione Enzo Pellegrini, Nicola Cicchitti e Sara Cappellone. Fuori sono rimasti due assessori uscenti, Luigi D’Amelio e Gilberto Testa (nella foto) di FI. «In 2.360 hanno votato LiberAtessa», interviene Testa, «potendo sostenere contestualmente un candidato uomo e una donna. Considerando che entrambe le liste competitive erano formate da 10 uomini e 6 donne, è facile capire il vantaggio delle candidate rispetto a quello dei candidati, palesemente e pesantemente danneggiati da questa assurda legge nazionale».
Matteo Del Nobile