Atleti ancora fuori dalle palestre: Province e Comuni nel mirino

2 Giugno 2021

Lettera aperta della federazione di pallavolo: «Da Chieti a Pescara nessun aiuto per lo sport di base» Di Gregorio: «Sono pochi i centri virtuosi, in alcuni casi imposte spese impossibili da sostenere»

CHIETI. Lo sport di base è in ginocchio e serve subito sostegno concreto, a partire dalla concessione di spazi e dalla facilitazione nell’uso delle strutture pubbliche. Mattia Di Gregorio, presidente del comitato territoriale Abruzzo sud-Est della Federazione italiana pallavolo, ha scritto una lettera aperta ad amministratori pubblici e Coni, per sollevare un problema particolarmente sentito in Provincia di Chieti.
«Il mondo dello sport», scrive Di Gregorio, «ci insegna a rispettare le regole e, con l’aiuto degli altri e con la forza della squadra, a non arrenderci di fronte alle difficoltà. Oggi però devo purtroppo constatare che “qualcuno” ha deciso che non possiamo rialzarci». Di Gregorio ricorda come le associazioni sportive si siano organizzate, abbiano affrontato costi importanti e rispettato tutti i protocolli delle federazioni. «Nel caso della Federazione italiana pallavolo, anche più rigorosi di quelli statali», sottolinea il presidente.
«Questo purtroppo non è stato sufficiente», lamenta Di Gregorio, «poiché ad oggi, a 15 mesi dall’inizio della pandemia, nel momento in cui in Italia si programmano le aperture delle discoteche e le vacanze estive, troppi atleti sono letteralmente per strada poiché gli si impedisce, di fatto, di accedere agli impianti sportivi».
In particolare il presidente è deluso dalla mancanza di sostegno di enti che non consentono l’utilizzo di strutture sportive per le attività degli atleti. «La Provincia di Pescara e quella di Chieti di fatto impediscono ancora l’accesso delle associazioni negli impianti provinciali», sostiene Di Gregorio, «la prima, nonostante le numerose richieste del mondo sportivo, ha completamente vietato l’utilizzo delle palestre. Quella di Chieti invece ha solo formalmente consentito l’uso degli impianti, poiché ha deliberato che ogni associazione sottoscriva un atto unilaterale d’obbligo con la quale si impegna, tra le altre cose, a provvedere a pulizia e sanificazione degli impianti al termine di ogni utilizzo, mediante ditta specializzata che rilascia volta una certificazione: è evidente che tale richiesta, non prevista da alcuna norma di legge, mette le associazione nella condizione di non poter accedere agli impianti, non potendo neanche immaginare di sopportare una spesa del genere».
Per il presidente del comitato Fipav ci sono però anche esempi di «Comuni che, da sempre più vicini ai cittadini, si sono adoperati per cercare di ovviare al problema mettendo a disposizione gli impianti comunali e le palestre scolastiche comunali». Di Gregorio, tra i centri maggiori, cita Pescara, Montesilvano e Francavilla, «che subito si sono messi all’opera per fornire soluzioni concrete e hanno consentito l’uso di impianti addirittura provvedendo a proprie spese alla sanificazione o eliminando temporaneamente i canoni d’uso. Al contrario a Chieti o Lanciano è tutto ancora fermo».
Di Gregorio chiama in causa Mario Pupillo, sindaco di Lanciano e presidente della Provincia: «In una nota rimproverava al dirigente della Asl che i suoi cittadini erano stati convocati a chilometri di distanza per il vaccino. Mi chiedo se Pupillo sappia che altrettanti suoi giovani cittadini farebbero volentieri un po’ di chilometri per praticare sport, ma l’ente da lui presieduto glielo ha di fatto impedito, da Francavilla a Vasto, e nel suo Comune, che tutte le associazioni di sport diversi si dividono gli orari di un solo impianto».
Viene poi l’esempio del Comune di Chieti che «ha rideterminato la capienza dello stadio Angelini e ha così permesso la riapertura al pubblico. Ma lo sport di base che fine ha fatto? Perché è caduto completamente nel dimenticatoio? Ho ricevuto copia di decine di lettere scritte dalle associazioni teatine al Comune che, ad oggi, non hanno ancora potuto letteralmente mettere piede nelle palestre, e che queste non hanno neanche ricevuto risposta, se non generiche rassicurazioni». Infine l’appello: «Con l’auspicio che questo ennesimo grido d’allarme dello sport di base, e di tutte le sue implicazioni sociali ed economiche, sia finalmente ascoltato», conclude Di Gregorio, «ci mettiamo a disposizione per prendere parte ad ogni iniziativa con chi voglia combattere questa battaglia al nostro fianco».(a.r.)