Attentato bis agli ulivi dell’ex assessore

Fossacesia, bruciate le piante ad Andrea Natale due anni dopo il raid con le motoseghe. «Non si deve tacere su questi fatti»
FOSSACESIA. Ancora un atto intimidatorio e, ancora una volta, una ferita che si riapre. Sono state bruciate le oltre 20 piante di ulivo dell’ex assessore all’ambiente di Fossacesia, Andrea Rosario Natale, che già due anni fa erano state tagliate di netto da ignoti con una motosega, per sfregio o per minaccia. Molto probabilmente è tornata a colpire la stessa mano di allora. La scoperta è stata fatta dallo stesso Natale, direttore della Lecceta di Torino di Sangro e attivista in varie cause e battaglie ambientali, che solo per caso è andato ieri mattina a controllare il podere di famiglia.
Due anni fa, più o meno nello stesso periodo (nel 2013 l’attentato era stato datato tra la seconda settimana di novembre e la prima di dicembre) l’allora assessore di Fossacesia aveva ritrovato ben 29 piante di ulivo segate a venti centimetri dalle radici. Un atto che anche allora fu definito ben più di uno sfregio o di una ripicca di vicinato. E ieri, ancora una volta, l’amara scoperta. Delle 29 piante tagliate, circa 23 erano state curate e, tramite degli interventi mirati, erano riuscite a riprendersi. Ancora nessun frutto, solo tanto fogliame, ma quel che basta per riaccendere la speranza e la fiducia, tanto più che il campo preso di mira è stato lasciato in eredità dal papà di Andrea Natale, Nazzareno, scomparso nel 2008 e doveva ospitare, proprio per reazione a quell’atto intimidatorio, “L’uliveto di Nazzareno”, un campo didattico con gli alberi tagliati trasformati in sculture artistiche.
L’attentato è stato dunque mirato. Qualcuno si è preoccupato di appiccare il fuoco pianta per pianta, e proprio su quelle già colpite. «L’ulivo è una pianta estremamente infiammabile», racconta Natale, «non c’è bisogno di particolari inneschi, basta un accendino. Anche se devo dire che nel panico e nell’amarezza del momento non ho fatto caso a nient’altro che agli arbusti mutilati e bruciati. Pensavo che avessimo già dato», commenta ancora, «e invece siamo stati presi di mira ancora una volta. Non mi viene in mente nessuno che abbia un odio così viscerale nei miei confronti, ma comincio ad essere preoccupato. Non ho paura però di denunciare, e come la scorsa volta anche in questa occasioneandrà dai carabinieri. La denuncia scorsa è stata archiviata, ma non bisogna mai tacere su questi fatti».
Si ipotizza, così come era stato fatto anche due anni fa, che Natale dia fastidio per via delle sue battaglie ambientaliste. Chi è entrato nel campo era sicuro del titolare dal momento che il terreno si trova in una zona molto nascosta e non ha segnali di riconoscimento. Il balordo che ha colpito ancora voleva proprio provocare un danno e uno sfregio e probabilmente conosce bene sia la zona che gli spostamenti del direttore della Lecceta. «Non so che fare per proteggermi», conclude amareggiato Natale, «ma valutando di installare delle foto trappole».
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