Aumenta il consumo di alcol in provincia, è allarme

15 Maggio 2019

CHIETI. In provincia di Chieti si beve di più che nel resto dell’Abruzzo e a farlo sono i giovani, istruiti e colti. È la fotografia che emerge dalla rilevazione sul consumo di alcol condotto dal...

CHIETI. In provincia di Chieti si beve di più che nel resto dell’Abruzzo e a farlo sono i giovani, istruiti e colti. È la fotografia che emerge dalla rilevazione sul consumo di alcol condotto dal dipartimento di prevenzione della Asl nell’ambito del sistema di sorveglianza Passi, finalizzato a stimare i fattori di rischio per la salute legati ai comportamenti individuali. La maglia nera arriva nella categoria dei “consumatori a maggior rischio”, cioè con consumo abituale elevato, sia per assunzioni fuori pasto sia per unità di bevanda alcolica (una lattina di birra, un bicchiere di vino o un superalcolico da 40 ml). Nel territorio della Asl, tale comportamento appartiene al 22,8% del campione, a fronte di un dato nazionale del 17,1% e regionale che si ferma al 15,3%. Male anche per consumo di alcol in generale (almeno un’unità di bevanda alcolica negli ultimi 30 giorni precedenti la rilevazione) che riguarda il 57,2% del campione, contro la media nazionale del 55,5% e quella dell’Abruzzo pari a 47,6%. L’indagine ha preso in considerazione l’abitudine ad assumere alcol, nel periodo 2015-2018, in un campione di maschi e femmine di 1.091 unità, estratte dagli elenchi anagrafici dei residenti in provincia di Chieti, in età compresa tra 18 e 69 anni. Nel caso dei consumatori a maggior rischio, rileva la Asl, si registra la tendenza alla diminuzione, perché il 2018 si è chiuso con un 19%, dopo i picchi elevatissimi degli anni precedenti. Sempre in quest’ultima categoria, a bere di più sono le persone più i giovani, soprattutto quelli tra 18 e 24 anni, mentre l’11% del campione ha guidato dopo aver bevuto nell’ora precedente almeno due unità alcoliche. In generale lo studio ha rilevato che assumere alcol è comune a più della metà della popolazione della Asl, che due su dieci hanno abitudini di consumo considerate a maggior rischio, e tra questi i maschi sono tre su dieci, e i giovani uno su due. Diversamente dalle rappresentazioni basate su luoghi comuni, bere non è costume che si sviluppa in contesti degradati, perché a farlo sono persone che non hanno nessuna difficoltà economica e mediamente istruite. «Dedichiamo attenzione ed energie alla sorveglianza dei fattori di rischio», sottolinea Giuseppe Torzi, direttore del dipartimento prevenzione, «perché mettendo a fuoco le cattive abitudini possiamo orientare meglio le azioni correttive. Nel caso dell’alcol, è importante che, in particolare, i medici di medicina generale prestino attenzione agli assistiti per identificare precocemente i soggetti a rischio».