Auto bruciate, fuga dei testimoni

8 Marzo 2017

Udienza interrotta per le assenze: il giudice dispone l’accompagnamento in aula

GISSI. Sono trascorsi tre anni da una delle notti più drammatiche vissute a Gissi. Un paese costretto a fare i conti con gli attentati incendiari. Domani con l’audizione dei testimoni dell’accusa, che in caso di assenza arriveranno in aula accompagnati (la volta scorsa non si erano presentati obbligando il giudice Michelina Iannetta a rinviare il processo), riprenderà uno dei processi più delicati di cui si stanno occupando i giudici vastesi. Per anni faide e attentati hanno sconvolto Gissi, tranquillo paese del Vastese famoso per avere dato i natali al ministro Remo Gaspari.

Domani uno dei tanti episodi inquietanti, avvenuti all’ombra della chiesa dell’Assunta, sarà ricordato nell’aula del tribunale di Vasto. Gli imputati sono quattro, presunti autori del duplice incendio doloso divampato la notte del primo febbraio 2014, pochi minuti dopo l’una. Il fuoco quella notte distrusse il furgone del titolare della pescheria del paese, M.M., e la Fiat Punto di un pensionato.

Alla sbarra ci saranno Lino Croce, Mario e Domenico Zaccardi e Fabio Martusciello. I quattro, difesi dagli avvocati Nicola Chieffo, Fiorenzo Cieri, Arnaldo Tascione e Raffaele Giacomucci, sono accusati di avere provocato, in concorso fra loro, il duplice incendio. A dicembre il giudice Iannetta ha ascoltato la testimonianza di un carabiniere e della sorella di una delle vittime. Mancava però M.M, figura chiave del processo, ed altri testimoni.

Il giudice ha, quindi, aggiornato l’udienza a domani comunicando ai testimoni che, in caso di assenza, compariranno in aula accompagnati.Al termine dell’audizione dei testi comincerà la discussione,la requisitoria, le arringhe e quindi la sentenza. Le indagini dei carabinieri e le accuse tre anni fa furono supportate dai fotogrammi della videosorveglianza. Immagini che i difensori hanno sempre contestato ritenendole poco nitide.

La presenza di Martusciello sul luogo dei roghi sarebbe stata, poi, giustificata dal fatto che l’uomo abitava a pochi metri dal teatro degli incendi. Non la pensano così gli investigatori che, invece, hanno ipotizzato un dispetto per vicende private. Una sorta di spedizione punitiva. L’incendio del 1° febbraio 2014 avvenne a distanza di qualche mese da un’altra esplosione. Gissi riacquistò la serenità grazie al dossier del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino, dal quale è nata la maxi operazione Adriatico. (p.c.)

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