Auto gettate sotto la Maiella

28 Luglio 2014

La Finanza sequestra 52 vecchi mezzi a Pretoro, indagato noto imprenditore di Guardiagrele

PRETORO. Nessuno sconto per chi inquina persino la Maiella. Il tribunale del riesame di Chieti, presieduto dal giudice Geremia Spiniello, ha emesso il verdetto: un no secco al dissequestro di mezza azienda di Pretoro, cioè a un ampio terreno trasformato in un cimitero di 52 relitti di auto, accatastati dietro a un capannone, tra i quali stava anche crescendo l’erba.

Non è uno sfasciacarrozze come tanti altri che s’incontrano intorno Chieti. Anche questi sono un pugno nell’occhio. Ma crearne uno sotto la Maiella è davvero troppo.

Il primo luglio scorso gli uomini della Guardia di Finanza mettono a segno il blitz. E scattano i sigilli. L’indagato è un noto imprenditore di Guardiagrele proprietario di una concessionaria d’auto di seconda mano sulla strada che dal bivio vicino a Fara Filiorum Petri sale verso Pretoro e quindi i campi da sci della Maielletta.

Siamo alle falde della montagna: chi transita su questa strada vede auto usate in vendita ma, subito dietro il capannone, c’è lo scempio di rottami accatastati e coperti dalla vegetazione. Basta e avanza al pubblico ministero, Rosangela Di Stefano, per contestare al commerciante guardiese la violazione della legge 156 del 2006 che tutela luoghi che dovrebbero rimanere incontaminati da chi invece fa come Attila e distrugge tutto ciò che gli si para davanti. Il reato ambientale ipotizzato contro l’imprenditore è ritenuto grave. Ma a questa prima ipotesi se n’è aggiunta un’altra: la mancanza di autorizzazione a stoccare, seppure temporaneamente, carcasse di autovetture a due passi da una delle zone turistiche più belle della provincia di Chieti.

La notizia del maxi sequestro però rimane segreta per quasi tre settimane fino a che l’indagato non presenta un ricorso per il dissequestro del terreno e delle decine di vecchie auto contorte e arrugginite al tribunale del riesame teatino. Ma il tentativo della difesa per ora è andato a vuoto. I giudici della libertà danno ragione alla procura e alla Finanza che, come prova, ha prodotto centinaia di fotografie dei mezzi accatastati alle falde della montagna.

Le motivazioni del no al dissequestro sono circostanziate ma si possono riassumere con una sola frase: quel cimitero di auto è una potenziale fonte d’inquinamento del terreno e la sottostante falda acquifera. Nessuno sconto da parte dei giudici a chi inquina la Maiella, ma quei 52 rottami vanno tolti al più presto e smaltiti in una discarica autorizzata.