Autovelox, il M5S si appella al prefetto
Lettera di Argenio e D’Arcangelo: irregolari i cartelli apposti a Brecciarola, intervenga Corona
CHIETI. Un appello al prefetto Antonio Corona «per avere chiarimenti» sull’autovelox di Brecciarola. È lunga due pagine la lettera spedita al prefetto dai consiglieri comunali del M5S Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo in cui si parla dell’autovelox da 25mila multe, che a breve sarà riacceso dopo 6 mesi di spegnimento, e dei cartelli di inizio e fine centro abitato spuntati lungo la Tiburtina. «L’apposizione dei cartelli stradali di recente operata dal Comune di Chieti», dicono i consiglieri grillini, «non è stata preceduta da una nuova delibera di giunta modificativa di quella originariamente adottata e alla quale è allegata la planimetria descrittiva. La delibera è un atto necessariamente prodromico all’apposizione della cartellonistica e a noi non risulta che la giunta abbia mai adottato un simile atto nell’ultimo periodo né che abbia provveduto a modificare gli allegati planimetrici esistenti». Argenio e D’Arcangelo mettono in discussione la classificazione data dall’Anas alla Tiburtina: «La classificazione continua a essere ignorata mentre siamo convinti che sia il nodo centrale da sciogliere per comprendere come debba essere concretamente e legittimamente messo in funzione l’autovelox: se con contestazione immediata delle infrazioni, come noi riteniamo, o con contestazione differita, come invece è stato fatto funzionare sino ad oggi». Per i grillini, «in quello specifico tratto, la Tiburtina non possiede le caratteristiche tecniche e strutturali previste dal Codice della strada e dalle norme funzionali per poter essere classificata come di categoria “C” o come di categoria “D”, uniche classificazioni che consentirebbero appunto la contestazione differita delle infrazioni».
Sabato è in programma un sopralluogo della polizia municipale e della ditta Cross Control che dovrà spostare l’impianto di circa un chilometro verso l’interno di Brecciarola: «Non siamo contrari tout court», concludono Argenio e D’Arcangelo, «ma attenti alla legittimità dell’azione amministrativa. La questione deve essere sciolta dal prefetto».

