Avvocatesse competenti ma pagate meno dei maschi

La ricerca del Comitato pari opportunità sulle quattrocento toghe rosa teatine «Non amiamo gli apprezzamenti, ma in tribunale sappiamo usare le nostre doti»
CHIETI. Avvocatesse del foro teatino determinate sul lavoro ma anche concentrate sulla famiglia. Competenti quanto i colleghi maschi, anche se guadagnano di meno, si infastidiscono ad ascoltare commenti sul loro abbigliamento o apprezzamenti sul loro aspetto fisico, ma sanno anche fare uso della propria avvenenza per ottenere qualche piccolo vantaggio professionale.
A svelare curiosità e caratteristiche del mondo delle toghe rosa del foro teatino è un sondaggio realizzato dal Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Chieti, presieduta da Silvana Silvano e composto da Alessandra Agamennone, vicepresidente, Gabriella Luccitti, tesoriere, e dai consiglieri Maria Adorante, Diego Bracciale, Riccardo Crocetta, Valerio Del Rosario, Sara Muratore, Alessandra Paolini, Alessandra Serraiocco ed Elena Vita.
«Il risultato più rilevante che emerge dal sondaggio», spiega il consigliere del comitato Del Rosario, «è sicuramente la conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della capacità professionale delle avvocate. Il 98% degli intervistati di genere maschile appartenenti all’Ordine teatino esclude infatti che le loro colleghe siano meno competenti degli avvocati uomini. Si tratta di un dato importante anche perché testimonia la mancanza di pregiudizi professionali degli avvocati uomini nei confronti delle avvocatesse».
L’Ordine degli avvocati di Chieti, presieduto da Pierluigi Tenaglia, è costituito da 740 iscritti, oltre ai 163 praticanti. Le avvocatesse sono quasi la metà. Dal sondaggio emerge che dedicano più tempo alla cura della famiglia, certamente più dei loro colleghi maschi. Le domande hanno riguardato anche le molestie sul lavoro e, più in generale, tutti quei comportamenti indesiderati e inappropriati nei loro confronti. Come ad esempio gli apprezzamenti legati all’aspetto fisico o all’abbigliamento, che infastidiscono il 43% delle intervistate a prescindere dal contesto, dall’autore e dal luogo nel quale sono posti in essere. Ai partecipanti è stata anche chiesta la propria opinione personale su temi normalmente associati a pregiudizi di genere come la capacità degli uomini e delle donne di guidare, di utilizzare un computer, di studiare, di intrattenere relazioni sociali, di occuparsi della cura dei propri cari. Altre domande hanno ottenuto risposte inaspettate: ad esempio il 73% delle intervistate, al pari del 73% degli intervistati, ritiene che le donne a volte o spesso facciano uso della loro avvenenza per ottenere vantaggi professionali.
Dal sondaggio emerge anche una marcata differenza di reddito tra avvocati e avvocatesse, che guadagnano meno dei loro colleghi. «Le cause non sono ancora identificate con certezza», dice Del Rosario. «Probabilmente non esiste un motivo esclusivo ma si sommano diversi fattori. Nel caso degli avvocati il reddito non dipende esclusivamente dalla capacità professionale, requisito comunque indispensabile, ma soprattutto dal numero e dalla importanza degli incarichi ricevuti». E poi, «sicuramente il ruolo di madre a volte mal si concilia con la carriera. Il 45% delle intervistate ha confermato che la maternità ha comportato importanti sacrifici a livello professionale e il 46% ha ritardato o addirittura rinunciato alla maternità per l'impegno nella realizzazione professionale. Anche per gli uomini la paternità ha avuto una incidenza negativa sul lavoro seppure in misura molto inferiore a quella delle donne, tanto che gli avvocati uomini hanno in media un numero di figli maggiore rispetto alle colleghe».
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