Avvocato malato, slitta a fine ottobre l’udienza in Corte d’assise

CHIETI. Il forte mal di schiena dell’avvocato Roberto Di Loreto, così come certificato dal medico curante, ha provocato il rinvio della seduta di corte d’assise di ieri sull’omicidio di Simone Daita,...
CHIETI. Il forte mal di schiena dell’avvocato Roberto Di Loreto, così come certificato dal medico curante, ha provocato il rinvio della seduta di corte d’assise di ieri sull’omicidio di Simone Daita, il giornalista teatino di 52 anni, morto il 15 marzo del 2016, dopo un anno di coma. Della sua morte, con l’accusa di omicidio preterintenzionale, deve rispondere il venticinquenne teatino, Emanuele D’Onofrio, che nella notte del 28 febbraio del 2015, in piazza Vico, colpì con uno o più pugni (il particolare verrà accertato nel corso del processo) Daita in pieno viso mandandolo in coma. D’Onofrio ieri mattina si è presentato regolarmente in aula di fronte alla corte presieduta da Geremia Spiniello che ha rinviato la seduta al prossimo 30 ottobre. Erano presenti anche l’avvocato di parte civile, Mauro Faiulli, e gli ultimi testimoni da ascoltare. Il processo è arrivato ormai alle ultime battute. È stata ascoltata già la maggior parte dei testimoni, circa una ventina. Occorre ora sentire gli ultimi cinque testi, oltre che il consulente della difesa. È stato invece già ascoltato il consulente dell’accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca. L’accusa ha affidato una perizia tecnica al medico legale Cristian D’Ovidio che disse che Daita venne colpito da almeno due pugni in faccia, che gli hanno «spento la luce» e lo hanno mandato in coma. Da quel coma l’uomo non si è più mai risvegliato completamente, arrivando alla morte dopo circa un anno passato tra un ospedale e l’altro. Dopo l’ascolto dei testimoni, non rimarrà altro che la discussione e la decisione. Nel corso di due sedute di corte d’assise, se non ci saranno ulteriori e sempre possibili intoppi, la vicenda di Simone Daita potrebbe così arrivare finalmente a conclusione.

