Bacia l’allieva, venti mesi all’allenatore

Si dichiara innocente e patteggia la pena, ma i genitori della 13enne rifiutano un risarcimento di settemila euro
CHIETI. Un bacio sulla fronte di una tredicenne teatina gli è costato un anno e otto mesi di pena. Ieri mattina, davanti al giudice per l’udienza preliminare Luca De Ninis, il sessantunenne allenatore di softball di A2, di origine newyorkesi, residente a Silvi Marina, Ralph Costantini, assistito dall’avvocato Marco Femminella, ha patteggiato la pena per il reato di violenza sessuale.
La condanna non è arrivata soltanto per il bacio rubato alla tredicenne ma anche per il fatto che è stato trovato un suo possesso materiale pedopornografico: oltre cento fotografie e quattro filmati di bambini nudi oppure abusati. Ad aver pesato, inoltre, è stata anche la testimonianza che la ragazza ha rilasciato nel corso dell’incidente probatorio che si è svolto al tribunale di Chieti nel 2014, davanti al giudice per le indagini preliminari, Antonella Redaelli. In quella occasione, infatti, la tredicenne aveva riferito che aveva avuto «l'impressione che volesse baciarmi sulla bocca». Tanto è vero che la ragazzina si era divincolata da quell’abbraccio e se l’era data a gambe in preda al panico. Il bacio (o forse i baci, visto che ne salta fuori anche un altro sulla guancia) era stato dato in pieno centro a Chieti. La vicenda parte con una serie di messaggi scambiati via Facebook.
Sono messaggi molto intimi che l’allenatore sessantenne e la ragazza tredicenne si sono mandati per settimane in chat. Dopodiché arriva l’appuntamento a Chieti e l’allenatore e la ragazzina si incontrano in corso Marrucino e fanno una passeggiata alla villa comunale. Di qui tornano indietro sino a piazza San Giustino. E qua, propria davanti al palazzo di giustizia, c’è il bacio sulla fronte che pareva potesse essere indirizzato anche da un’altra parte.
Un tenero saluto da parte di un allenatore sessantenne nei confronti di una giovane ragazza appassionata di sport oppure qualcos’altro? Le versioni sono, ovviamente, contrastanti. La ragazza comunque riferisce di aver interpretato nel peggiore dei modi la cosa e racconta di essersi divincolata dall’abbraccio e di essere fuggita. Poi, una volta tornata a casa, decide di confidare tutto ai genitori che decidono di non starsene in silenzio, denunciando la vicenda. La Procura avvia l’indagine e il pubblico ministero Lucia Anna Campo ripercorre la storia a ritroso. Saltano fuori così le settimane di dialogo via Facebook e salta fuori anche il materiale pedo-pornografico, la cui detenzione non ha nulla a che fare con il bacio dato alla tredicenne ma è comunque un reato.
Il materiale viene ritrovato per caso nell’abitazione dell’allenatore. Un giorno, infatti, la polizia giudiziaria irrompe in casa di Costantini per sequestrargli il computer delle chat, cercando di scandagliare il rapporto con la 13enne. Ma una borsa attira l’attenzione degli ageniti: dentro ci sono le foto choc. Una collezione di immagini scabrose in parte cartacee e per il resto in dvd. Ci sarebbero satti anche filmati a luci rosse con lo stesso contenuto di bimbi. E forse è stato proprio questo ritrovamento, più che icontroversi baci rubati, ad aver pesato sulla determinazione dell’anno e otto mesi di pena. Ma la difesa dell’allenatore non si ferma qui.
Dopo aver proposto ai genitori della ragazzina un risarcimento di 7 mila euro, che loro hanno rifiutato, si prepara ad andare al contrattacco per smontare l’accusa nei confronti di Costantini. Che si dichiara innocente.

