Bambina scoppia a piangere in classe: «Papà picchia mamma», scatta l’indagine

La maestra legge la fiaba che narra della prepotenza del lupo sull’agnello e la piccola di nove anni si confida con lei Dopo la segnalazione delle insegnanti e l’inchiesta della squadra mobile, il marito violento viene allontanato da casa
CHIETI. Quando la maestra, durante la lezione di Italiano, ha letto la fiaba in cui si narrava della prepotenza del lupo sull’agnello, la piccola Anna è scoppiata in lacrime e ha iniziato a raccontare il terribile segreto che si portava dentro, troppo grande per i suoi nove anni: le aggressioni quotidiane del papà nei confronti della mamma, le botte con la cinta, i piatti di pasta buttati in faccia, il divano scaraventato. Da qui, dal pianto a dirotto di una bambina coraggiosa (Anna è naturalmente un nome di fantasia), è partita l’inchiesta dei poliziotti della squadra mobile di Chieti sfociata nell’ordinanza che ha imposto a quell’uomo violento e dal curriculum criminale pesante di lasciare immediatamente la casa familiare e di non avvicinarsi più alla moglie e ai due figli. La risposta della giustizia all’esigenza di una madre disperata di essere aiutata è stata tempestiva: il giudice per le indagini preliminari Andrea Di Berardino ha firmato la misura cautelare il giorno stesso della richiesta presentata dal sostituto procuratore Marika Ponziani.
IL DRAMMA IN CLASSE
Tutto comincia a fine settembre. Dopo il racconto di Anna all’insegnante, scatta la segnalazione della preside al Servizio di politiche sociali del Comune di Chieti. Anche il fratello più grande riferisce di quelle violenze e che spesso ha dovuto separare i genitori: «Quando si arrabbia, papà è peggio di un animale», sono le sue allarmanti parole. A questo punto, partono le comunicazioni al tribunale per i minorenni dell’Aquila e alla procura della Repubblica di Chieti. La madre e i suoi figli vengono portati in una struttura protetta e, contemporaneamente, prendono il via le indagini degli agenti. La donna ripercorre la sistematica sopraffazione che il marito ha esercitato sin dai primi mesi della convivenza e acuitasi dopo la nascita dei figli.
LA DENUNCIA
In base alla versione della vittima, lui si sarebbe rapportato con lei sempre con toni aggressivi e violenti, ostacolandola nella vita personale e insultandola. Non sarebbero mancate neppure minacce, anche di morte, ed episodi di violenza fisica, come il pugno sferratole in un occhio nel 2011. «La mia personalità è stata annientata», dice la vittima, «ho dovuto cambiare stile di vita e ridurre i contatti con le altre persone. Ma non ho mai avuto la forza di denunciare». Finché a “liberarla” sono stati, per dirla con le parole del giudice, «il pianto inquietante e terribile alla lettura della fiaba del lupo e i particolari sulle modalità delle violenze paterne». Secondo il giudice, dunque, sussistono «i gravi indizi di colpevolezza» del reato di maltrattamenti in famiglia e il racconto della donna, soggiogata per anni, è da considerare credibile, alla luce anche delle testimonianze dei bimbi. Non solo: la pericolosità del marito violento emerge anche dai gravi precedenti penali per rapina con l’impiego di armi ai danni di un imprenditore, minacce, estorsione e lesioni personali.
L’INTERROGATORIO
Due giorni fa, l’indagato – assistito dall’avvocato Luca Pellegrini – è stato interrogato a palazzo di giustizia. È arrivata una parziale ammissione di responsabilità, anche se l’uomo ha ridimensionato notevolmente la portata dei fatti e riferito di un atteggiamento provocatorio da parte della moglie che, a suo dire, avrebbe cominciato a disinteressarsi della famiglia dopo un avvicinamento alla fede religiosa.
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